Appello-Lettera aperta ai cittadini di Reggio Calabria: “è giunto il momento, denunciate”.

Aldo PecoraConfesso che mi rincresce non poco dover ancora accettare lo stesso copione del dopo Düisburg, con un’informazione nazionale che sembra non volersi curare di ciò che da anni silenziosamente e con coraggio si muove in questa città ed in questa regione, in quelle afose estati dove i giovani che da quattro anni organizzano le meravigliose giornate di “Legalitàlia” in memoria del giudice Antonino Scopelliti, rinunciando alle loro vacanze per cercare di contrastare un nemico che non va mai in ferie, quei giovani che dalla piazza principale di Reggio pubblicamente e senza timori salutano “da uomini liberi” il boss Giovanni Tegano (quello degli applausi davanti alla Questura), sembrano purtroppo destinati e condannati a fare meno rumore del tritolo e delle lupare della ‘ndrangheta.

Ma non demordiamo, ed andiamo avanti, giorno dopo giorno, anno dopo anno, con una spinta propulsiva sempre più forte. Consci del fatto che ciò che facciamo, stando accanto per quanto possiamo ai magistrati, alle forze dell’ordine ed a quei pochi colleghi giornalisti che con coraggio, ognuno nel proprio campo, contribuiscono all’emancipazione culturale e sociale di Reggio e della Calabria tutta, é prima di ogni cosa una battaglia di civiltà condotta per i nostri figli. Figli ai quali sarebbe stupido e folle, oltre che vile, chi non contribuisse a consegnare una terra migliore di quella ereditata dalla generazione che lo ha preceduto.

Ed ora più che mai, alla luce di un cambio di strategia da parte di una criminalità organizzata che ha chiaramente deciso di inseguire un modello para-stragista, ovvero avvertire e circuire direttamente gli uomini e non più l’Istituzione che essi rappresentano, occorre uno scatto d’orgoglio vero, di quelli incredibilmente senza precedenti, qualcosa che faccia capire a questi signorotti del male che sono finiti i tempi in cui ogni potere ricadeva illegittimamente nelle loro mani.

La via per sapere chi e perché ha voluto inviare questo ennesimo segnale al procuratore generale Di Landro è una soltanto: i cittadini di Reggio, quelli che rappresentano la parte sana della città (e che sono certo rappresentino la maggioranza della popolazione), devono capire che è giunto il momento di fare la propria parte, attraverso un semplice atto di coraggio e civiltà qual’è la denuncia. Perché é impossibile che in pieno centro, a fine estate, nessuno abbia visto né sentito nulla. Che si risvegli finalmente l’orgoglio apparentemente sopito di questa città, consegnando nelle mani della giustizia gli attentatori alla serenità di un magistrato che altra colpa non ha se non quella di voler continuare a fare dignitosamente il proprio lavoro. Un lavoro che in un Paese civile dovrebbe essere normale poter svolgere serenamente come per chi sceglie di fare l’insegnante, il pasticcere, il manager, il meccanico, l’impiegato o il falegname.

Mi rivolgo a tutti gli abitanti del quartiere Caserta: non abbiate paura, diamo tutti insieme una dimostrazione tangibile di fiducia a quegli uomini ed a quelle donne che da anni si prodigano per restituirci i nostri spazi di libertà e di democrazia. Denunciate quegli irresponsabili e codardi dispensatori di paura che ieri hanno piazzato una bomba sotto le vostre abitazioni non curandosi del fatto che magari a quella stessa ora sarebbe potuto rincasare vostro figlio o vostra nipote. Denunciate quegli irresponsabili e codardi soldati di morte che forse credono ancora che questa città e questo popolo potranno essere assoggettati ai loro padroni per altri cent’anni. Denunciate quegli irresponsabili e codardi professionisti della viltà che non hanno capito che anche io mi chiamo Salvatore Di Landro, che anche voi vi chiamate Salvatore Di Landro, che tutti noi ci chiamiamo Salvatore Di Landro. E che se non ci restituiranno la Calabria, dovranno sul serio trovare tanto piombo per ammazzarci tutti.

Reggio Calabria, 26 agosto 2010

Aldo Pecora
Presidente “Ammazzateci Tutti”

Riaccendiamo Rai Scuola

Il fatto è serio: la Rai ha oscurato dal digitale terrestre il canale tematico gratuito “Rai Scuola“.
Quello che segue è un video ironico che ho realizzato per dare voce alla protesta.
E’ stato anche un buon diversivo. Diciamo che per una volta sono tornato a fare quello che mi piace fare, senza affatto voler sminuire l’impegno sociale, dilettandomi nei panni di doppiatore per entrambi i personaggi.
Come già scritto in chiusura del video, chiedo umilmente scusa ai Maestri Totò e Peppino. In fondo, questo mio vuole essere anche un tributo alla loro genialità.

Buona visione

per chi volesse aderire e condividere, qui il link del gruppo Facebook:
http://www.facebook.com/group.php?gid=106486946064018

“Benvenuti a Rosarno”

Chi arriva a Rosarno è accolto alle porte del paese da un cartellone stradale emblematico, al tempo orgogliosamente installato dalle istituzioni locali: “Rosarno, città videosorvegliata”.
Proprio così. Qui si va dritti al sodo, ed attribuzioni culturali tipo “città d’arte” o simili non sono di casa. Benvenuti in terra di ‘ndrangheta.
Non è che gli altri comuni del reggino se la passino meglio, anzi. E’ una “fenomenologia della criminalità” ormai consolidata da tempo: cassonetti con evidenti segni di danneggiamento, strade eternamente dissestate con crateri che farebbero arrossire anche un geyser islandese, palazzine con mattoni a vista, cartellonistica stradale nei migliori dei casi divelta, ma di consuetudine crivellata da lupare e P38 a mo’ di groviera.

E’ così che qui i mafiosi marcano il territorio. Un po’ come i cani quando fanno la pipì per strada.
Le molotov inesplose si contano ormai come fossimo tornati negli anni Trenta e la sera si lasciavano i vuoti del latte davanti alla porta di casa.
Poi c’è il tritolo, raffinatissimo, che ieri ha fatto saltare per aria un negozio di informatica, oggi un bar o una pescheria, domani chi lo sa.

Da un lato una potenza militare spietata e molto più avanti in strategia anche di organizzazioni terroristiche come l’Eta o Al Quaeda, dall’altra una classe dirigente in gran parte culturalmente e politicamente indietro di più di quarant’anni rispetto al resto d’Italia. Nel mezzo i cittadini, per lo più  gente umile e che vorrebbe vivere onestamente, ma comunque facilmente inclini alla reverenza a questo o a quel padrone di turno. E questo è un problema patologico, non certo occasionale.

La prima vera dimostrazione pratica di cosa volesse dire la parola “dignità” ce l’hanno data poco più di un anno fa gli africani, quando contro due di loro furono esplosi diversi colpi di pistola. Sì, proprio quegli stessi immigrati che da sempre sono pagati meno di un pacchetto si sigarette e che ora sembrano aver perso la testa.
Vessati, malnutriti, picchiati, minacciati, e per di più ostaggio di quegli stessi caporalati ‘ndranghetistici che in molte occasioni paradossalmente si saranno subdolamente finanche fatti scudo delle leggi dello Stato per costringerli nuovamente al silenzio ogni qual volta avranno accennato ad alzare la testa: “Se vuoi stare qui così è, altrimenti denuncia ed espulsione immediata”.

Per questo io voglio continuare a credere nella buona fede degli immigrati, che ora cominciano a venire deportati lontano da Rosarno. E anche se hanno sbagliato nel modo di reagire, un po’ invidio il loro senso di solidarietà civile. Perché se la ‘ndrangheta oggi o domani sparasse ad un povero cristo calabrese, quello stesso popolo che si ritiene più civile di questi sporchi negri si volterebbe dall’altra parte. E’ l’eterna condanna di questa terra, e purtroppo noi abbiamo già letto e riletto pagine come queste.

(pubblicato su “U Cuntu” di Riccardo Orioles del 10 gennaio 2010)

Di Pietro, conta fino a dieci.

Sia chiaro: non credo sia stato il clima di odio antiberlusconiano ad armare di statuetta contundente il quarantaduenne milanese che ha colpito ieri il Presidente del Consiglio Berlusconi, al quale esprimo piena solidarietà e ferma condanna dell’inqualificabile atto di violenza che lo ha visto vittima.

Certo è che se Berlusconi raccoglie tempesta, Di Pietro non è che predichi proprio bene.
Il leader di Idv dovrebbe, qualche volta, imparare a contare fino a dieci prima di parlare.

La Setta del potere

E’ a dir poco devastante il modo in cui il servizio pubblico, nello specifico il programma ‘Il fatto del giorno’ della seconda rete della Rai, ha restituito agli italiani quello che doveva essere un approfondimento giornalistico serio ed al di sopra delle parti riguardo l’odierna deposizione del collaboratore Spatuzza.

Spatuzza è e resta un criminale pluriomocida, ma costruire artatamente un approfondimento giornalistico solo sul fatto che il pentito non sia credibile ‘a prescindere’ e che quasi vi sia un complotto ai danni di questo o quel politico è stato un insulto a ciò che dovrebbe essere il neutrale dovere di cronaca.

Dalla trasmissione della dottoressa Setta si sono riscontrati: contraddittorio minimo, showgirls a rappresentare la ‘società civile’, un servizio di voxpopuli conclusivo confezionato su misura e – dulcis in fundo – le non richieste considerazioni politiche palesemente di parte della conduttrice.

Credo che ciò basti per auspicare un immediato intervento da parte della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai.

Nessuno è eterno

Qua siamo di passaggio, non si vive in eterno.

(E non è importante quanto si vive, ma come si vive.)

A ciascuno il suo. Franceschini, Bersani, Loiero ed il Pd

Ciao a tutti, oggi parliamo di Partito democratico. Nello specifico dirò qualcosa su Agazio Loiero e sul Pd calabrese.
Lo spunto viene dal fatto che oggi a Cosenza il segretario uscente Dario Franceschini ha tenuto il suo “Discorso ai ragazzi del Sud”. Nel corso del suo intervento il candidato in corsa per le primarie ha parlato di legalità e sviluppo, chiedendo ai giovani di “prendersi il partito”. Ma il discorso, oltre che ai ragazzi del Sud sembrava essere rivolto soprattutto all’attuale classe dirigente del Sud, perché Franceschini, da politico navigato, ha toccato un nervo scoperto per il Partito democratico, specie nel Mezzogiorno, ovvero quello della questione morale, seppur connotandolo come mancanza di autorevolezza della politica. «Come fa una politica che ha perso autorevolezza – ha detto – a chiedere agli altri, ai cittadini, ciò che essa stessa non riesce ad essere? La politica chiede legalità ma spesso accetta l’illegalità. La politica chiede coraggio ma spesso non ha il coraggio di cambiare se stessa. Chiede sviluppo ma spesso non fa nulla per promuoverlo. La politica troppe volte chiede e non fa». «In questo momento – ha concluso il segretario del Pd – io avverto un disagio e, devo essere sincero, mi piacerebbe che lo stesso disagio lo avvertissero anche quegli amministratori che hanno gestito il potere e hanno fallito».
Mi verrebbe perciò da dire: Bravo Franceschini. Quasi quasi avrei voglia di prendere la tessera del suo partito e sostenerlo. Ma ci metto poco a capire che, alla fine, questi sono sempre da leggere come proclami da campagna elettorale. Ed ora vi spiego perchè.
A Franceschini fa eco la giovane eurodeputata Debora Serracchiani, sostenitrice del segretario uscente, che in una nota affidata alle agenzie scrive: <<per fare chiarezza è utile leggere i nomi di Bassolino, Loiero e Iervolino scritti in cima alle liste della mozione Bersani. Le persone non sono qualcosa di distinto dalle idee che incarnano e di cui sono simbolo – ha aggiunto la Serracchiani – e mi pare che la scelta di questi dirigenti come capilista sia perfettamente coerente con l’idea di Partito democratico che hanno in mente D’Alema e Bersani».
Ora, in tutta onestà, mi pare che anche Franceschini e la Serracchiani non possano andare mica poi tanto  orgogliosi del sostegno di nomi come Nicola Adamo e Mario Pirillo, meno noti alle cronache nazionali ma certamente non a quelle calabresi.
Si sa, non ho mai risparmiato critiche  – anche pesanti – al Governatore Loiero ed alla sua amministrazione, ma da qui ad accostarlo a Bassolino ce ne passa.
Loiero ha fatto tanti errori (non ultima proprio la gaffe su Ammazzateci Tutti in diretta radiofonica nazionale), ma ha dato corpo anche a provvedimenti seri e coraggiosi per i quali, da calabrese impegnato ormai da anni nel contrasto alla criminalità organizzata, non posso che dargli atto e merito. Penso, ad esempio, alla decisione di far costituire la Regione Calabria parte civile in tutti i processi contro la ‘ndrangheta, e -  last but not least – la creazione della Stazione Unica degli Appalti, realtà ad oggi unica in Italia, nominandovi quale commissario un magistrato al di sopra di ogni sospetto, uomo di indubbia professionalità ed autorevolezza: il Procuratore antimafia Salvatore Boemi.
E mentre Bassolino in Campania non è stato neanche in grado di gestire l’emergenza rifiuti, Loiero all’Ambiente può vantare con orgoglio un ottimo assessore regionale che si chiama Silvio Greco, ed è grazie a lui (che ha reperito i fondi per l’invio del robot sottomarino) se oggi sappiamo – purtroppo – con certezza che in fondo alle coste di Cetraro si trova una delle decine delle cosiddette “navi dei veleni” fatte affondare dalla ‘ndrangheta negli ultimi vent’anni.
A ciascuno il suo.

A Palermo, per non dimenticare

Sono in partenza per Palermo. Con i ragazzi di Ammazzateci Tutti abbiamo organizzato un pullman.

Paolo Borsellino vive.

PALERMO, 19/07/2009 – “Siamo a Palermo per dire che Paolo Borsellino è vivo, e lotta insieme a noi” E’ quanto afferma, in una nota, Aldo Pecora, leader del Movimento antimafia “Ammazzateci Tutti, nato in Calabria dopo l’omicidio Fortugno.
Pecora, presente oggi a Palermo con Rosanna Scopelliti (figlia del compianto giudice Antonino Scopelliti, trucidato dalla ‘ndrangheta il 9 agosto 1991) alla guida di una delegazione di cinquanta ragazzi calabresi presenti alla commemorazione del giudice ucciso, rilancia: “siamo venuti qui da tutta la Calabria per gridare che c’è un unico filo rosso che lega l’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino all’omicidio del giudice calabrese Antonino Scopelliti, sostituto procuratore generale di Cassazione, ucciso poco prima di poter sostenere la pubblica accusa nel terzo ed ultimo grado di giudizio per il maxi-processo di Palermo, ai tempi del giudice Corrado Carnevale, noto  anche come ‘l’ammazzasentenze’”.
“Non è un caso – argomenta Pecora – che in meno di 12 mesi siano stati ammazzati tre ‘magistrati simbolo’: il 9 agosto del ’91 il giudice Scopelliti, unico Pubblico Ministero ad opporsi al garantismo di Carnevale nel processo per la strage del Rapido 904 e che avrebbe certamente fatto di tutto perché la Cassazione non mandasse in aria il lavoro prezioso del pool di Palermo, già per metà smantellato nel processo di Appello. Poi gli artefici di tutto, i giudici Falcone e Borsellino, dopo che nel gennaio del ’92 la Cassazione rese definitivi i 2665 anni di ergastolo inferti a Riina ed ai boss di Cosa Nostra”.
“Falcone, Borsellino e Scopelliti – continua Pecora – sono stati uccisi perché la mafia voleva dare un segnale molto in alto, ed ordinare allo Stato di scendere supinamente a patti con essa”
“Ora, nel ricordarli tutti, seguiamo con molta attenzione i fatti di Caltenissetta e le dichiarazioni di Ciancimino junior. Sperando – conclude il giovane leader del movimento antimafia – di non apprendere mai dalle aule giudiziarie che uomini dello Stato possano esser scesi a patti con la mafia, anziché distruggerla, e che le vite di Borsellino e tutti gli altri possano essere state oltraggiate non una ma due volte”.

La crisi finanziaria e la “Commissione Pecora”

Torno ad aggiornare il blog, dopo un periodo passato a riordinare – come sempre – i cassetti della mia vita (che adesso sono più incasitati di prima, tanto per cambiare).
Tante cose sono successe fino ad oggi: il terremoto in Abruzzo, su tutti. Poi l’influenza “A”, meglio nota come H1N1 o “febbre suina” e, ultima, la notizia del divorzio del Premier.
Oggi però voglio parlare di storia, anche perchè, come si dice, la storia ci aiuta a capire il presente ed a pianificare meglio il futuro. E non sono frasi fatte.
Parliamo di crisi finanziaria, appunto, e nello specifico della prima crisi del ’29.

Girovagando per il web, soprattutto tra giornali e blog esteri, ho letto che il Congresso degli Stati Uniti, per meglio affrontare questa nuova crisi, vorrebbe riproporre il vecchio modello Roosevelt: ai tempi, infatti si ritenne necessario indagare non solo sulle motivazioni economiche, quanto sull’aspetto criminoso che aveva provocato quella crisi finanziaria.
Si costituì una Commissione d’inchiesta, guidata dall’allora PM di New York Ferdinand Pecora, dal quale mutuò il nome la Commissione stessa: la Commissione Pecora.
Il PM Pecora e la Commissione non solo indagarono soprattutto sui numerosi casi di frode e corruzione che portarono al noto crac del 1929, ma ispirarono anche l’azione di Roosevelt nella stesura di molti disegni di legge atti a regolamentare il sistema bancario statunitense.
Ed è proprio su questo modello che dovrebbe ispirarsi la nuova Commissione d’inchiesta del Senato americano, che lo scorso 22 aprile, ha approvato un disegno di legge atto a creare una nuova Commissione speciale dotata di poteri giudiziari, che indagherà sulle cause della crisi finanziaria e formulerà suggerimenti sulle riforme da adottare in modo che essa non si ripeta.
Corsi e ricorsi storici, avrebbe detto Giambattista Vico.
Adesso resta da vedere se, ad ottant’anni di distanza, il Presidente Obama riuscirà a fare come (e meglio magari) del suo predecessore Roosevelt. E chissà, magari anche in Italia si comincerà a finalmente a parlare seriamente di crisi, prima di venirne totalmente travolti.
A me, che di cognome faccio Pecora e che vorrei un domani diventare Pubblico Ministero, per il momento giungono la gratificazione ed un incoraggiamento in più a seguire la mia strada, guardando al precedente del “cognonimo” PM d’oltreoceano. Me-cognonimo!

Franco Laratta su De Magistris

Il sostegno incontrato da Luigi De Magistris, in Calabria, è stato trasversale, anche da parte della buona politica. Tra tutti, il socialista Giacomo Mancini, la parlamentare antimafia di centrodestra Angela Napoli e Franco Laratta, per il centrosinistra. Per intenderci: la politica in Calabria non è tutta uguale, e sull’onestà e la serietà di gente come loro sei pronto a metterci la mano sul fuoco.
Proprio da Laratta ho ricevuto una lettera, che pubblico di seguito. Franco Laratta è un deputato del Partito democratico, entrato in questa legislatura nella nuova Commissione parlamentare Antimafia presieduta dal senatore Pisanu.

Caro Aldo,
ho letto la tua intervista al Giornale, e l’ho trovata sincera. Si capisce benissimo la tua amarezza.
La scelta di De Magistris di candidarsi alle Europee non poteva non ferire quanti come te lo hanno difeso, sostenuto, appoggiato. Molti in Calabria sono rimasti delusi dalla sua scelta. Soprattutto coloro che
hanno condiviso e sostenuto la sua battaglia contro qualsiasi forma di corruzione.
Nel suo impegno in Calabria, l’ho sostenuto anche io. E in diverse circostanze ho parlato della necessità di avere in Calabria magistrati coraggiosi e liberi da condizionamenti.  L’ho apprezzato come magistrato serio, discreto, riservato. Come dovrebbero essere tutti i magistrati. Poi ho cominciato a capirlo sempre di meno. Sin da quando ha cominciato ad apparire in tv, a ‘scendere in campo’, ad essere protagonista sempre in primo piano.
Non l’ho capito affatto quando ho visto che indagava mezza Italia: dai leader politici calabresi, fino a Mastella, per arrivare al Presidente del consiglio Prodi (quell’avviso di garanzia a Prodi è stato uno delle cause del tracollo del Governo e della fine anticipata della legislatura); così quando ha teorizzato la Loggia di San Marino. Mastella e Prodi sono risultati estranei completamente alle indagini, la Loggia di San Marino non si è più capito cosa sia: scomparsa dalla scena; mentre ai politici calabresi indagati, ai manager, imprenditori, dirigenti  non abbiamo capito più cosa sia successo: alcuni di loro sono risultati del tutto estranei, altri attendono un processo.
A quel che sembra, il bilancio potrebbe essere: tutti indagati, nessuno colpevole. Devastante!!
Ma lasciamo da parte le indagini di De Magistris, la lotta fra procure (che pagine terribili!? Che regalo a Berlusconi), l’infinito fiume di intercettazioni, anni e anni di inchieste.
Quello che oggi non capisco è come possa De Magistris accettare di candidarsi ad una competizione elettorale quando è ancora nel pieno della bufera politico-mediatica-giudiziaria che l’ha visto attore, protagonista e vittima. Come mai, appena saputo dalla Procura di Roma di essere indagato, non ha ritirato la sua candidatura . O forse è stata annunciata, non a caso, il giorno prima della notizia dell’indagine a suo carico!?. Spero tantissimo che non sia così.
E poi: com’è possibile candidarsi nella stessa circoscrizione in cui un magistrato svolge fino al giorno prima la sua attività? Per smentire le accuse di sfruttare la sua popolarità ( ma c’è chi dice anche peggio), De Magistris avrebbe potuto chiedere di candidarsi in una circoscrizione diversa, magari nel profondo nord del Paese.
Candidatura comunque inopportuna quella di de Magistris, che getta un’ombra devastante sulla stessa magistratura, che fa venire dubbi e sospetti, che dà più forza e molti altri argomenti a quanti vogliono mettere sotto tutela la libertà del magistrato. A tutto questo, De Magistris avrebbe dovuto pensare bene prima. Il danno sarà enorme per tutta la maguistratura. Noi difenderemo sempre la libertà dei giudici e l’indipendenza della magistratura per come stabilito dalla Costituzione. Lo faremo in tutte le sedi possibili, lo faremo perchè in questo sta la possibilità che questo Paese torni ad essere libero e democratico, lontano dalla demagogia, dal populismo, dal cesarismo.  I rischi sono molti per la libertà in Italia, per la lotta alle mafie, alla corruzione, al malaffare.  Ed è proprio per questo che c’è bisogno di rafforzare il ruolo, l’indipendenza, l’autonomia della magistratura.
Caro Aldo, capisco la tua amarezza. L’ho sentita in tanti altri. Tu sai quante attese deluse ci sono state in questi anni in Calabria. Sai bene quanto si fa dura la lotta a tutte le forme di criminalità organizzata e di corruzione devastante. Ma non possiamo e non dobbiamo demordere. Assolutamente.

Ti abbraccio

Franco Laratta
deputato

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