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A proposito di De Magistris candidato…

Già alcuni “mal di pancia” si sono avvertiti dopo la scelta di Sonia Alfano di candidarsi alle Elezioni Europee. Aggiunto ciò al fatto che AT è un movimento a-partitico, mi sono trovato costretto a chiederle di rimettere il mandato di coordinatrice regionale per la Sicilia e di membro del coordinamento nazionale di Ammazzateci Tutti. E come buoni amici abbiamo discusso – e tanto – a proposito della sua imminente discesa in campo.
Ma dato che nelle ultime 24 ore il mio cellulare ulula di critiche ed insulti da parte di decine e decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini che in Calabria hanno sostenuto Luigi De Magistris (raccogliemmo più di 100.000 firme a sua difesa), con mobilitazioni, assemblee e sit-in, e che hanno (me compreso) appreso della sua candidatura con Di Pietro solo dalla stampa, ho inteso precisare alcune cose.
L’ho fatto in un’intervista oggi pubblicata da “Il Giornale“. Ci tengo a ribadire una cosa: Luigi De Magistris è stato difeso perchè era nel giusto. Lo erano le sue inchieste, sottrattegli indebitamente perchè scomode. E, soprattutto, perchè se non avessimo tenuto accesi i riflettori a sua difesa l’avrebbero letteralmente triturato. Ma il tempo passa, e mentre io e molti amici stiamo ancora leccandoci le ferite, lui oggi ha fatto una scelta – autonoma, sottolineamolo – e se pur condivisibile o meno è una sua scelta.

Ecco l’intervista, a firma di Francesco Cramer:

ROMA – Aldo, di professione studente e leader del movimento anti ’ndrangheta Ammazzateci tutti, di cognome fa Pecora ma a De Magistris fa un «in bocca al lupo». Con un però.
Il vostro idolo s’è candidato con Di Pietro: vi siete parlati?
«Gli ho mandato un sms, “Buona fortuna… ”. Mi ha appena risposto: “Grazie!”. Tutto qui».
Deluso?
«Un po’. Avrei preferito una telefonata prima della sua discesa in campo. Saperlo così, dai giornali… Ci sentiamo un po’ traditi».
L’ultima volta che vi siete sentiti?
«Prima della manifestazione di piazza Farnese a Roma. Gli dissi: “Quando ti difendevamo noi davanti al Csm non c’erano né Grillo né Di Pietro”».
Ora è pure candidato: contenti?
«Mica tanto. Di Pietro, poi, è uno che i movimenti li smantella, li annienta».
E come?
«Ha fatto così pure con i girotondi. Pesca da lì per costruire il suo consenso».
Vuole sfruttare la popolarità di De Magistris?
«Certo, lo strumentalizza. Anche se potrebbe essersi portato in casa un cavallo di Troia».
Se l’aspettava la candidatura?
«Era nell’aria. D’altronde già alle politiche Di Pietro faceva la corte al pm ma poi arrivò il veto di Veltroni».
Tonino ha corteggiato pure lei?
«Sì ma risposi che in Calabria nell’Idv sono passate persone con cui non volevo avere a che fare».
Tipo?
«Franco La Rupa, indagato per mafia o Maurizio Feraudo, imputato per truffa e falso».
E lui?
«Disse: “Io, e non l’Idv, voglio fare qualcosa con te”».
Ma lei non abboccò.
«No, come rifiutai i corteggiamenti di Veltroni».
Pure?
«Mi offrì un seggio alla Camera: manco sapeva che non avevo neppure 25 anni. Declinai».
Torniamo a De Magistris: perché ha accettato la candidatura? Ambizioni personali?
«Temo di sì. Per noi resta una vittima».
A cui piacciono i riflettori.
«Sì. Di certo più del suo collega Salvatore Boemi: integerrimo ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, altra vittima che però ha sempre rifuggito la ribalta mediatica».
Ora De Magistris è meno credibile?
«Sono meno credibili le sue battaglie: che restano sacrosante nonostante i metodi, più o meno discutibili».
Adesso che farete?
«Continueremo la nostra battaglia contro tutte le mafie, con o senza De Magistris».
Ha ragione il pg di Torino Maddalena: «I giudici non si candidino perché danneggiano l’immagine della magistratura»?
«Ha ragione Montesquieu: separazione dei poteri. E ha ragione pure Mancino: chi sceglie la politica lasci la toga per sempre. Anche se… ».
Anche se?
«Viene da dire “da che pulpito”».

(da “Il Giornale” di venerdì 20 marzo 2009, pag.12)

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