Archive: antimafia

A ciascuno il suo. Franceschini, Bersani, Loiero ed il Pd

Ciao a tutti, oggi parliamo di Partito democratico. Nello specifico dirò qualcosa su Agazio Loiero e sul Pd calabrese.
Lo spunto viene dal fatto che oggi a Cosenza il segretario uscente Dario Franceschini ha tenuto il suo “Discorso ai ragazzi del Sud”. Nel corso del suo intervento il candidato in corsa per le primarie ha parlato di legalità e sviluppo, chiedendo ai giovani di “prendersi il partito”. Ma il discorso, oltre che ai ragazzi del Sud sembrava essere rivolto soprattutto all’attuale classe dirigente del Sud, perché Franceschini, da politico navigato, ha toccato un nervo scoperto per il Partito democratico, specie nel Mezzogiorno, ovvero quello della questione morale, seppur connotandolo come mancanza di autorevolezza della politica. «Come fa una politica che ha perso autorevolezza – ha detto – a chiedere agli altri, ai cittadini, ciò che essa stessa non riesce ad essere? La politica chiede legalità ma spesso accetta l’illegalità. La politica chiede coraggio ma spesso non ha il coraggio di cambiare se stessa. Chiede sviluppo ma spesso non fa nulla per promuoverlo. La politica troppe volte chiede e non fa». «In questo momento – ha concluso il segretario del Pd – io avverto un disagio e, devo essere sincero, mi piacerebbe che lo stesso disagio lo avvertissero anche quegli amministratori che hanno gestito il potere e hanno fallito».
Mi verrebbe perciò da dire: Bravo Franceschini. Quasi quasi avrei voglia di prendere la tessera del suo partito e sostenerlo. Ma ci metto poco a capire che, alla fine, questi sono sempre da leggere come proclami da campagna elettorale. Ed ora vi spiego perchè.
A Franceschini fa eco la giovane eurodeputata Debora Serracchiani, sostenitrice del segretario uscente, che in una nota affidata alle agenzie scrive: <<per fare chiarezza è utile leggere i nomi di Bassolino, Loiero e Iervolino scritti in cima alle liste della mozione Bersani. Le persone non sono qualcosa di distinto dalle idee che incarnano e di cui sono simbolo - ha aggiunto la Serracchiani - e mi pare che la scelta di questi dirigenti come capilista sia perfettamente coerente con l’idea di Partito democratico che hanno in mente D’Alema e Bersani».
Ora, in tutta onestà, mi pare che anche Franceschini e la Serracchiani non possano andare mica poi tanto  orgogliosi del sostegno di nomi come Nicola Adamo e Mario Pirillo, meno noti alle cronache nazionali ma certamente non a quelle calabresi.
Si sa, non ho mai risparmiato critiche  - anche pesanti - al Governatore Loiero ed alla sua amministrazione, ma da qui ad accostarlo a Bassolino ce ne passa.
Loiero ha fatto tanti errori (non ultima proprio la gaffe su Ammazzateci Tutti in diretta radiofonica nazionale), ma ha dato corpo anche a provvedimenti seri e coraggiosi per i quali, da calabrese impegnato ormai da anni nel contrasto alla criminalità organizzata, non posso che dargli atto e merito. Penso, ad esempio, alla decisione di far costituire la Regione Calabria parte civile in tutti i processi contro la ‘ndrangheta, e -  last but not least – la creazione della Stazione Unica degli Appalti, realtà ad oggi unica in Italia, nominandovi quale commissario un magistrato al di sopra di ogni sospetto, uomo di indubbia professionalità ed autorevolezza: il Procuratore antimafia Salvatore Boemi.
E mentre Bassolino in Campania non è stato neanche in grado di gestire l’emergenza rifiuti, Loiero all’Ambiente può vantare con orgoglio un ottimo assessore regionale che si chiama Silvio Greco, ed è grazie a lui (che ha reperito i fondi per l’invio del robot sottomarino) se oggi sappiamo – purtroppo – con certezza che in fondo alle coste di Cetraro si trova una delle decine delle cosiddette “navi dei veleni” fatte affondare dalla ‘ndrangheta negli ultimi vent’anni.
A ciascuno il suo.

Franco Laratta su De Magistris

Il sostegno incontrato da Luigi De Magistris, in Calabria, è stato trasversale, anche da parte della buona politica. Tra tutti, il socialista Giacomo Mancini, la parlamentare antimafia di centrodestra Angela Napoli e Franco Laratta, per il centrosinistra. Per intenderci: la politica in Calabria non è tutta uguale, e sull’onestà e la serietà di gente come loro sei pronto a metterci la mano sul fuoco.
Proprio da Laratta ho ricevuto una lettera, che pubblico di seguito. Franco Laratta è un deputato del Partito democratico, entrato in questa legislatura nella nuova Commissione parlamentare Antimafia presieduta dal senatore Pisanu.

Caro Aldo,
ho letto la tua intervista al Giornale, e l’ho trovata sincera. Si capisce benissimo la tua amarezza.
La scelta di De Magistris di candidarsi alle Europee non poteva non ferire quanti come te lo hanno difeso, sostenuto, appoggiato. Molti in Calabria sono rimasti delusi dalla sua scelta. Soprattutto coloro che
hanno condiviso e sostenuto la sua battaglia contro qualsiasi forma di corruzione.
Nel suo impegno in Calabria, l’ho sostenuto anche io. E in diverse circostanze ho parlato della necessità di avere in Calabria magistrati coraggiosi e liberi da condizionamenti.  L’ho apprezzato come magistrato serio, discreto, riservato. Come dovrebbero essere tutti i magistrati. Poi ho cominciato a capirlo sempre di meno. Sin da quando ha cominciato ad apparire in tv, a ’scendere in campo’, ad essere protagonista sempre in primo piano.
Non l’ho capito affatto quando ho visto che indagava mezza Italia: dai leader politici calabresi, fino a Mastella, per arrivare al Presidente del consiglio Prodi (quell’avviso di garanzia a Prodi è stato uno delle cause del tracollo del Governo e della fine anticipata della legislatura); così quando ha teorizzato la Loggia di San Marino. Mastella e Prodi sono risultati estranei completamente alle indagini, la Loggia di San Marino non si è più capito cosa sia: scomparsa dalla scena; mentre ai politici calabresi indagati, ai manager, imprenditori, dirigenti  non abbiamo capito più cosa sia successo: alcuni di loro sono risultati del tutto estranei, altri attendono un processo.
A quel che sembra, il bilancio potrebbe essere: tutti indagati, nessuno colpevole. Devastante!!
Ma lasciamo da parte le indagini di De Magistris, la lotta fra procure (che pagine terribili!? Che regalo a Berlusconi), l’infinito fiume di intercettazioni, anni e anni di inchieste.
Quello che oggi non capisco è come possa De Magistris accettare di candidarsi ad una competizione elettorale quando è ancora nel pieno della bufera politico-mediatica-giudiziaria che l’ha visto attore, protagonista e vittima. Come mai, appena saputo dalla Procura di Roma di essere indagato, non ha ritirato la sua candidatura . O forse è stata annunciata, non a caso, il giorno prima della notizia dell’indagine a suo carico!?. Spero tantissimo che non sia così.
E poi: com’è possibile candidarsi nella stessa circoscrizione in cui un magistrato svolge fino al giorno prima la sua attività? Per smentire le accuse di sfruttare la sua popolarità ( ma c’è chi dice anche peggio), De Magistris avrebbe potuto chiedere di candidarsi in una circoscrizione diversa, magari nel profondo nord del Paese.
Candidatura comunque inopportuna quella di de Magistris, che getta un’ombra devastante sulla stessa magistratura, che fa venire dubbi e sospetti, che dà più forza e molti altri argomenti a quanti vogliono mettere sotto tutela la libertà del magistrato. A tutto questo, De Magistris avrebbe dovuto pensare bene prima. Il danno sarà enorme per tutta la maguistratura. Noi difenderemo sempre la libertà dei giudici e l’indipendenza della magistratura per come stabilito dalla Costituzione. Lo faremo in tutte le sedi possibili, lo faremo perchè in questo sta la possibilità che questo Paese torni ad essere libero e democratico, lontano dalla demagogia, dal populismo, dal cesarismo.  I rischi sono molti per la libertà in Italia, per la lotta alle mafie, alla corruzione, al malaffare.  Ed è proprio per questo che c’è bisogno di rafforzare il ruolo, l’indipendenza, l’autonomia della magistratura.
Caro Aldo, capisco la tua amarezza. L’ho sentita in tanti altri. Tu sai quante attese deluse ci sono state in questi anni in Calabria. Sai bene quanto si fa dura la lotta a tutte le forme di criminalità organizzata e di corruzione devastante. Ma non possiamo e non dobbiamo demordere. Assolutamente.

Ti abbraccio

Franco Laratta
deputato

Bruno Contrada, l’Onore che non c’è.

Torno a scrivere dopo tanto, tantissimo tempo. Ringrazio il signor (ovviamente con la “s” minuscola) Contrada Bruno per l’occasione offertami così generosamente. Benritrovati a voi tutti.

Un ominicchio senza onore

Spesso, parlando dei fatti calabresi, ho cercato di stigmatizzarne ironicamente l’assurdità cercando sempre, però, di non ridurne mai la loro triste e cruda drammaticità.

Qui non siamo nuovi, purtroppo, alla protervia di taluni che, calpestando in ogni modo le leggi umane e dello Stato, con gli occhi freddi e le mani ancora grondanti di sangue, o le tasche piene di soldi, hanno negato l’evidenza delle proprie azioni, per di più ergendosi a vittime, perseguitati, capri espiatori da sacrificare all’altare del giustizialismo popolare.

Al tempo stesso questa è la regione dove, come ovviamente per tutto il Paese, viene sistematicamente punito chi cerca di esercitare la propria funzione nella società in maniera onesta, tutto funziona al contrario: chi denuncia viene denunciato e chi indaga viene indagato.

Lo ripeto continuamente ai bambini che incontro nelle scuole, per semplificare questi concetti altrimenti difficili da comprendere: “in Calabria può capitare che i topi inseguano i gatti ed i ladri inseguano le guardie”.

E se fino ad oggi ho preferito, per pietà, non entrare direttamente nelle vicende legate a Bruno Contrada, adesso non riesco a desistervi e voglio mettere nero su bianco, giusto per non essere frainteso, ogni mio convincimento. Lo faccio non tanto in segno di solidarietà all’amico Salvatore Borsellino, che non ne ha bisogno, ma quanto per suggerire al maggior numero possibile di persone il senso di disprezzo più profondo che ogni cittadino italiano dovrebbe in questo momento riservare esclusivamente al Contrada.

Innanzitutto chiariamo una cosa: Bruno Contrada ha concorso con la mafia e, seppur le sue mani non si siano macchiate direttamente del sangue di Falcone, Borsellino e degli uomini delle scorte, indirettamente lo considero anche io un assassino: così come è punito con la stessa pena di chi uccide anche chi concorre all’omicidio, io considero parimenti mafioso anche chi concorre più o meno direttamente o indirettamente a qual si voglia sodalizio criminale.

Chiariamo anche una seconda cosa: Bruno Contrada non ha mai chiesto la Grazia al Presidente della Repubblica, proprio perché non ha mai ammesso di essere colpevole, nonostante le prove schiaccianti che ne hanno determinato la condanna in tutti e tre i gradi di giudizio.

Non meno importante l’atteggiamento adottato dai familiari del Contrada, i quali spesso hanno accennato a “verità sconcertanti”, senza mai però denunciare queste verità alle autorità competenti. “Bruno sta pagando per tutti”, hanno spesso detto. Rincaro io la dose: Bruno Contrada è un personaggio che Sciascia avrebbe categorizzato tra gli ominicchi, un complice, un codardo, perché continua ancora a coprire le vergogne, gli interpreti ed i responsabili di chi, come spesso dice Salvatore Borsellino, ha costruito la cosiddetta Seconda Repubblica impastando assieme al cemento il sangue delle stragi del ‘92.

Chiariamo in terza istanza anche il fatto che Bruno Contrada non è stato scarcerato per decorrenza dei termini, come per Riina Junior, e che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa a lui contestato non si è prescritto come per il senatore a vita Giulio Andreotti.
A Bruno Contrada è stata revocata la misura della detenzione perché evidentemente per lui la legge è più uguale piuttosto che per altri, perché è riuscito a suscitare un non meglio identificabile senso di pietà, di pena, nei confronti di qualche animo pio.

Alla notizia di prossime sue querele a Salvatore Borsellino anche io, oggi più di prima, provo pena, anzi, disprezzo per Bruno Contrada: provo pena per un ominicchio che prima di appellarsi alle leggi ed alle Istituzioni dello Stato, dovrebbe scontare fino all’ultimo giorno, in carcere, fino all’ultima ora, in carcere, la pena infertagli per aver tradito quelle stesse leggi e quelle stesse Istituzioni dello Stato Repubblicano.

Prima di minacciare querele, Contrada dovrebbe soltanto inchinarsi di fronte a tutta la famiglia Borsellino, chiedendo umilmente perdono delle proprie malefatte ed omissioni di fronte a loro, a Dio ed alla storia. E prima di invocare le leggi a tutela del suo Onore, dovrebbe dimostrarci di possederlo, l’Onore.

Credo che nei corsi per le Scuole di Polizia si dovrebbe espressamente insegnare ai giovani aspiranti servitori dello Stato ad essere non tanto dei bravi poliziotti, ma certamente sforzarsi ad essere l’esatto contrario di Bruno Contrada.

‘A ragiuni è dìi fissa (la ragione è dei fessi).

Galera

Chi mi conosce bene mi sfotte di continuo perché non riesco mai a sfruttare numerose circostanze per trarre anche un minimo profitto personale. E’ vero, non ci riesco perché non voglio, tutto qua.
Faccio quello che faccio, senza trarne vantaggi economici, politici, accademici. Anzi, ci rimetto pure: gli attacchi non mancano mai, le amarezze ed i dispiaceri sono all’ordine del giorno ed ancora ho da sostenere questi due benedetti esami che mi separano dalla laurea.
Ho già raccontato qui sul blog di Raffaele Sollecito, il presunto killer di Perugia, al quale è stato concesso di laurearsi in carcere…. Beh, comincio a pensare che effettivamente conviene stare dalla parte di chi delinque, dei furbetti del quartierino, dei corrotti, degli arrestati, dei condannati. Mi converrebbe di più.
Non c’è dubbio, visti i risultati: le vittime (quelle vere) vengono discriminate, i carnefici (quelli veri) trattati come vittime e reimmessi nella società con tante scuse.
Chi indaga viene indagato, chi denuncia viene denunciato, chi si impegna viene tacciato come presenzialista o arrampicatore sociale. L’Italia funziona al contrario.
Figli di arrestati e condannati ai quali viene dato un posto di lavoro tranquillo e sicuro, orfani e vedove che entrano in parlamento assieme a precari ed operai. Senza però che ad orfani e vedove venga data giustizia, ai precari stabilità ed agli operai salari da paese civile.
Conviene continuare a fare il Don Chisciotte? Conviene continuare ad urlare, a scrivere, a denunciare tutto ciò che non va se poi ti rendi conto che effettivamente “è così che va“?
Una bella truffa alla 488, qualche mese di galera e poi con un bravo avvocato riesci ad uscire. In politica non conti nulla se non hai almeno tre, quattro avvisi di garanzia a tuo carico… fanno curriculum al giorno d’oggi. Oppure basta avere qualche buon amico, meglio se “amico degli amici” e fa lo stesso.
Questa è l’Italia purtroppo. Basta poco per mettersi al pari della società attuale. Chi ha un minimo d’istruzione e d’ingegno potrebbe intimidire, raggirare o derubare qualcuno qua e là, con mezzi più o meno leciti, più o meno sofisticati: se incensurato se la caverebbe con i domiciliari o con la sospensione della pena. E magari l’analfabeta nullatenenente, o qualsiasi povero cristo che ha rubato il pezzo di pane per sfamare i propri figli, verrà trattato come una bestia e relegato in un carcere di massima sicurezza.
E’ così che va. E non va, decisamente non va.
Chi non s’indigna non vale niente.

Ammazzatecitutti di nuovo nel mirino

Ammazzatecitutti in corteo a Bari

A Pasquetta c’è stato chi non ha avuto altro di meglio da fare che tentare di  distruggere il sito di Ammazzateci Tutti.
Pubblico un mio pezzo, già pubblicato sul sito del Movimento questa mattina.

Siamo pericolosi, diamo fastidio, e per questo qualcuno (o più di qualcuno) vuole zittirci. C’e chi già lo fa quotidianamente, ignorandoci forzatamente, complice di quel silenzio assordante che avvolge la Calabria e tutta l’Italia quando si parla non tanto di lotta alla mafia, quanto quando parli (o scrivi) di lotta ai poteri forti, alle lobbies massonico-politico-affaristiche-mafiose: lì allora sì che vieni “indicato” come una scheggia impazzita, da zittire, annientare, isolare, rendere innocuo.

Ed a te, a voi che state leggendo, a voi nuovi uomini d’onore che anche ieri avete assoldato qualche delinquente informatico magari a noi coetaneo per “bucare” questo sito internet rivolgo a nome di tutti noi una sonora pernacchia, degna del migliore Alberto Sordi.

Ai lettori, che si chiederanno cosa sia successo spiego, senza neanche perderci su troppo tempo, che ieri, giorno di Pasquetta, alle due del pomeriggio, il nostro sito internet è stato nuovamente preso d’assalto da un pirata informatico.
Non è la prima volta che capita una cosa del genere, infatti abbiamo notevolmente potenziato i sistemi di protezione hardware e software già un anno e mezzo fa, quando venne sferrato il primo attacco (quasi letale) al nostro forum telematico.
Non chiamateli hacker, che per loro cultura e filosofia non distruggono nulla, chiamateli lamer, cracker, o più semplicemente killer. Si, killer, perché è evidente che ormai qualcuno ha dato ordine di annientarci, ed altro modo non hanno che colpirci direttamente al cuore: la comunicazione, la diffusione e la condivisione delle informazioni, laddove internet è per noi di fondamentale importanza.

Ci siamo riusciti, in meno di ventiquattro ore siamo nuovamente on-line. Ma non basta, e non è escluso che tutto ciò non riaccada, magari anche in modo letale e definitivo.
Non siamo (e non vogliamo essere) certo al pari di banche, ministeri, agenzie internazionali, server dove i delinquenti del web si misurano per dimostrare la loro folle ed inconcludente bravura informatica. Non possiamo e non dobbiamo permetterci firewall e sistemi di protezione miliardari come i loro.

Denunceremo nuovamente tutto ciò, ma questa volta non solo alla Polizia delle Comunicazioni, ma anche al Prefetto ed alla Procura di Reggio Calabria.
Scriveremo raccontando di quanto sta accadendo intorno ad Ammazzateci Tutti anche alle autorità europee ed internazionali.

Lotteremo, con tutte le nostre forze, per difendere la nostra libertà d’espressione ed il nostro diritto ad esercitarla.

Non potranno mai zittirci tutti.

Polistena/Bari sola andata.

Polistena, 21 marzo 2007

Rivendico sempre con orgoglio la mia “polistenesità” ogni qual volta vengo etichettato come ragazzo di Locri.
Polistena è una piccola cittadina di circa tredicimila abitanti in provincia di Reggio Calabria, a metà tra Metauro (oggi Gioia Tauro) e Locri, quindi a metà tra la cosca ionica e la cosca tirrenica della Calabria. Pardon, a metà tra la costa ionica e la costa tirrenica della Calabria.
Non ho mai parlato - per scelta - dei miei rapporti con Polistena, città nella quale sono cresciuto e che amo ulivo per ulivo, piazza per piazza, vicolo per vicolo, comignolo per comignolo, millimetro per millimetro.
Questa breve introduzione per ribadire ancora una volta, soprattutto ai compaesani che mi leggeranno, che il problema dei problemi di Polistena sono alcuni di loro, non tutto e tutti. Polistena non è zona franca, ha gli stessi identici problemi di qualsiasi altro paesino di provincia, da Arba a Canicattì.

Ieri ho partecipato, come sempre, alla Giornata della Memoria e dell’Impegno contro tutte le mafie, che per il 2008 Libera e don Luigi Ciotti hanno organizzato nella città di Bari.
La medesima giornata si era tenuta l’anno passato proprio nella mia Polistena, scelta come simbolo della Calabria che rinasce perché qui, su spinta di don Pino De Masi, arciprete del paese nonché referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, un gruppo di giovani dell’interland ha creato la Cooperativa “Valle del Marro“, che gestisce diversi ettari di terreni confiscati al clan dei Piromalli a Gioia Tauro e dintorni. Un capitale potenziale, per intenderci, di diversi milioni di euro.
E da polistenese sono stato felice di partecipare - seppur passivamente (magari ne parlerò più in là) - a questo bel momento di coscientizzazione sociale del quale il mio piccolo paese è stato protagonista. Ho visto parteciparvi tutta la politica, unita dall’estrema destra all’estrema sinistra, tutti i cittadini, solitamente dediti a spettegolare l’uno dell’altro appena voltato l’angolo. C’erano tutti, proprio tutti.
Ed anche quest’anno, a Bari, ho ritrovato tanti di quei volti polistenesi, di ragazze e ragazzi, adulti, politici, laici, cattolici: sono stati organizzati dal Comune ben quattro pullman. Una partecipazione storica.
Sono da poco passate le 8.30 quando arrivo con i miei straordinari ragazzi di Ammazzateci Tutti (giunti da ogni parte d’Italia) nel parco di Punta Perotti, là dove sono stati demoliti i famosi “ecomostri”; è da qui che partirà il corteo che porterà fino a Piazza Prefettura, dove si assisterà agli interventi dal palco.
Manco a farlo apposta, ad accogliermi a Punta Perotti trovo due gonfaloni appoggiati ad una ringhiera, uno accanto all’altro: Comune di Polistena e Comune di San Giorgio Morgeto. Poco più avanti eccoli lì, i miei compaesani, stesi sul prato nelle posizioni più disparate: i pullman li hanno scaricati lì come bestiame alle cinque e mezza del mattino, poveretti.
Quando viaggi spesso, quando passi da un treno all’altro per incontrare ed incrociare città, facce e storie sconosciute e lontane kilometri dalla tua Calabria, sei felice di rivedere facce che ti sanno di casa, non importa che ti stiano più o meno simpatiche.
Ma tra queste facce comincio a scorgerne diverse per le quali non avrei scommesso un euro e sulla presenza e sulla coscienza di ciò che vuol dire lotta alla ‘ndrangheta.
Stupito mi avvicino ad alcuni di loro, sono più o meno miei coetanei: “Anche voi qui?“.
Eccertu, ‘ndi ficimu nà bella gita ‘a Bari ch’i sordi du’ Cumuni(ci siamo fatti una bella gita a Bari a spese del Comune). Ed ancora: “Sai chi mi ‘ndi futt’ a’ ‘mmìa dàa mafia… guarda quantu pilu chi ‘ncé ‘ccà” (Sai che me ne frega della mafia… guarda quante belle ragazze che ci sono qui).
In una frazione di secondo gran parte dei miei pregiudizi, che per un attimo avevo sognato di spezzare, si sono invece rafforzati. Per fortuna c’erano anche tante ragazze e tanti ragazzi polistenesi che invece cominciavano anche ad avvicinarsi al nostro stand chiedendo di poter acquistare una maglietta del Movimento, cosa che ha certamente riacceso in me ed in mio fratello Alessandro la speranza: rarissime volte, prima di Bari, qualche nostro compaesano ha espresso vicinanza alle nostre iniziative antimafia.
Chi ci conosce sa che Ammazzateci Tutti è un Movimento di rottura non solo con la mafia, ma anche e soprattutto con un certo modo (lucrativo e professionistico) di intendere l’antimafia. Non percepiamo elargizioni economiche da parte di regioni, provincie, comuni, ecc.
Ci autofinanziamo, in parte attraverso tutti i piccoli contributi di singoli cittadini e cittadine che in tutta Italia ci apprezzano, in parte attraverso i banchetti allestiti in manifestazioni come questa di Bari dove, dietro contributo volontario di almeno 5 euro, diamo in cambio una o più magliette.
Ora, è’ palese che se non c’è contributo noi non riusciamo a pagare nemmeno il costo della singola maglietta, eppure c’è stato a Bari chi quasi pretendeva che gliela regalassimo comunque. Come un gruppo di ragazze, delle quali non faccio i nomi non per codardia ma per decenza perché mie compaseane peraltro già impegnate nell’associazionismo cattolico, le quali si avvicinano al nostro banchetto chiedendo di poter avere le nostre magliette “Gratis“. E’ apprezzabile, come sempre, che anche loro si accorgano della nostra esistenza, ma spiego loro molto educatamente i motivi sopra detti, per i quali se non con un piccolo guadagno è essenziale per noi quanto meno riuscire a non perderci; offro loro la possibilità di averle “a metà prezzo”, giusto per pagarci in parte le spese.
Eccola la legalità, l’antimafia a pagamento, bravo bravo Aldo Pecora!” sbotta una di loro applaudendo a braccia larghe ed a voce alta pari solo ad una pescivendola.
E’ qui che abbandono la cordialità impostami e rispondo fermo: “Signorina, guarda che hai di fronte a te persone che non sono venute qui in gita, qui ci sono ragazzi come te che da anni fanno antimafia senza l’aiuto di nessuno, senza padri e padrini, ragazzi che sono venuti qui viaggiando a spese loro e non con quelli di Regione, Provincia e Comune. Chiaro?!“.
La pescivendola, rossa da far invidia ad un peperoncino, si allontana. Restano alcune sue amiche, una delle quali tiene a precisarmi che loro “non hanno mai ricevuto soldi da nessuno”. A lei spiego, molto educatamente, che non dubito affatto di ciò e che mai mi sognerei di pensare che loro direttamente siano pagate per fare volontariato, ma che se noi avessimo avuto la possibilità di avere sponsors che non abbiamo e non vogliamo avere, come invece fanno ed hanno realtà associazionistiche molto vicine a loro, ne stamperemmo e ne regaleremmo volentieri a centinaia di magliette.
Ma ormai il dado è tratto ed anche loro, dopo aver salutato, si allontanano. Alcune le ritroverò a manifestare nel corteo con striscioni e bandiere, altre (ed altri) a fare shopping ed ammirare le vetrine del Corso principale di Bari, aspettando la prossima gita antimafia a spese dei contribuenti polistenesi. Magari a Milano, dalle parti di Via Montenapoleone, per acquistare a sconto qualche vestito firmato.

Non arrenderti, Polistena. Non arrenderti mai.
La tua speranza sono loro, quei bambini che reggevano l’anno scorso lo striscione alla testa del corteo del 21 marzo politenese e che hanno gridato anche a Bari, per te e per tutti noi.

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