Polistena/Bari sola andata.

Rivendico sempre con orgoglio la mia 8220;polistenesità8221; ogni qual volta vengo etichettato come ragazzo di Locri.
Polistena è una piccola cittadina di circa tredicimila abitanti in provincia di Reggio Calabria, a metà tra Metauro (oggi Gioia Tauro) e Locri, quindi a metà tra la cosca ionica e la cosca tirrenica della Calabria. Pardon, a metà tra la costa ionica e la costa tirrenica della Calabria.
Non ho mai parlato - per scelta - dei miei rapporti con Polistena, città nella quale sono cresciuto e che amo ulivo per ulivo, piazza per piazza, vicolo per vicolo, comignolo per comignolo, millimetro per millimetro.
Questa breve introduzione per ribadire ancora una volta, soprattutto ai compaesani che mi leggeranno, che il problema dei problemi di Polistena sono alcuni di loro, non tutto e tutti. Polistena non è zona franca, ha gli stessi identici problemi di qualsiasi altro paesino di provincia, da Arba a Canicattì.
Ieri ho partecipato, come sempre, alla Giornata della Memoria e dell8217;Impegno contro tutte le mafie, che per il 2008 Libera e don Luigi Ciotti hanno organizzato nella città di Bari.
La medesima giornata si era tenuta l8217;anno passato proprio nella mia Polistena, scelta come simbolo della Calabria che rinasce perché qui, su spinta di don Pino De Masi, arciprete del paese nonché referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, un gruppo di giovani dell8217;interland ha creato la Cooperativa 8220;Valle del Marro8220;, che gestisce diversi ettari di terreni confiscati al clan dei Piromalli a Gioia Tauro e dintorni. Un capitale potenziale, per intenderci, di diversi milioni di euro.
E da polistenese sono stato felice di partecipare - seppur passivamente (magari ne parlerò più in là) - a questo bel momento di coscientizzazione sociale del quale il mio piccolo paese è stato protagonista. Ho visto parteciparvi tutta la politica, unita dall8217;estrema destra all8217;estrema sinistra, tutti i cittadini, solitamente dediti a spettegolare l8217;uno dell8217;altro appena voltato l8217;angolo. C8217;erano tutti, proprio tutti.
Ed anche quest8217;anno, a Bari, ho ritrovato tanti di quei volti polistenesi, di ragazze e ragazzi, adulti, politici, laici, cattolici: sono stati organizzati dal Comune ben quattro pullman. Una partecipazione storica.
Sono da poco passate le 8.30 quando arrivo con i miei straordinari ragazzi di Ammazzateci Tutti (giunti da ogni parte d8217;Italia) nel parco di Punta Perotti, là dove sono stati demoliti i famosi 8220;ecomostri8221;; è da qui che partirà il corteo che porterà fino a Piazza Prefettura, dove si assisterà agli interventi dal palco.
Manco a farlo apposta, ad accogliermi a Punta Perotti trovo due gonfaloni appoggiati ad una ringhiera, uno accanto all8217;altro: Comune di Polistena e Comune di San Giorgio Morgeto. Poco più avanti eccoli lì, i miei compaesani, stesi sul prato nelle posizioni più disparate: i pullman li hanno scaricati lì come bestiame alle cinque e mezza del mattino, poveretti.
Quando viaggi spesso, quando passi da un treno all8217;altro per incontrare ed incrociare città, facce e storie sconosciute e lontane kilometri dalla tua Calabria, sei felice di rivedere facce che ti sanno di casa, non importa che ti stiano più o meno simpatiche.
Ma tra queste facce comincio a scorgerne diverse per le quali non avrei scommesso un euro e sulla presenza e sulla coscienza di ciò che vuol dire lotta alla 8216;ndrangheta.
Stupito mi avvicino ad alcuni di loro, sono più o meno miei coetanei: 8220;Anche voi qui?8220;.
8220;Eccertu, 8216;ndi ficimu nà bella gita 8216;a Bari ch8217;i sordi du8217; Cumuni8221; (ci siamo fatti una bella gita a Bari a spese del Comune). Ed ancora: 8220;Sai chi mi 8216;ndi futt8217; a8217; 8216;mmìa dàa mafia8230; guarda quantu pilu chi 8216;ncé 8216;ccà8221; (Sai che me ne frega della mafia8230; guarda quante belle ragazze che ci sono qui).
In una frazione di secondo gran parte dei miei pregiudizi, che per un attimo avevo sognato di spezzare, si sono invece rafforzati. Per fortuna c8217;erano anche tante ragazze e tanti ragazzi polistenesi che invece cominciavano anche ad avvicinarsi al nostro