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“Benvenuti a Rosarno”

Chi arriva a Rosarno è accolto alle porte del paese da un cartellone stradale emblematico, al tempo orgogliosamente installato dalle istituzioni locali: “Rosarno, città videosorvegliata”.
Proprio così. Qui si va dritti al sodo, ed attribuzioni culturali tipo “città d’arte” o simili non sono di casa. Benvenuti in terra di ‘ndrangheta.
Non è che gli altri comuni del reggino se la passino meglio, anzi. E’ una “fenomenologia della criminalità” ormai consolidata da tempo: cassonetti con evidenti segni di danneggiamento, strade eternamente dissestate con crateri che farebbero arrossire anche un geyser islandese, palazzine con mattoni a vista, cartellonistica stradale nei migliori dei casi divelta, ma di consuetudine crivellata da lupare e P38 a mo’ di groviera.

E’ così che qui i mafiosi marcano il territorio. Un po’ come i cani quando fanno la pipì per strada.
Le molotov inesplose si contano ormai come fossimo tornati negli anni Trenta e la sera si lasciavano i vuoti del latte davanti alla porta di casa.
Poi c’è il tritolo, raffinatissimo, che ieri ha fatto saltare per aria un negozio di informatica, oggi un bar o una pescheria, domani chi lo sa.

Da un lato una potenza militare spietata e molto più avanti in strategia anche di organizzazioni terroristiche come l’Eta o Al Quaeda, dall’altra una classe dirigente in gran parte culturalmente e politicamente indietro di più di quarant’anni rispetto al resto d’Italia. Nel mezzo i cittadini, per lo più  gente umile e che vorrebbe vivere onestamente, ma comunque facilmente inclini alla reverenza a questo o a quel padrone di turno. E questo è un problema patologico, non certo occasionale.

La prima vera dimostrazione pratica di cosa volesse dire la parola “dignità” ce l’hanno data poco più di un anno fa gli africani, quando contro due di loro furono esplosi diversi colpi di pistola. Sì, proprio quegli stessi immigrati che da sempre sono pagati meno di un pacchetto si sigarette e che ora sembrano aver perso la testa.
Vessati, malnutriti, picchiati, minacciati, e per di più ostaggio di quegli stessi caporalati ‘ndranghetistici che in molte occasioni paradossalmente si saranno subdolamente finanche fatti scudo delle leggi dello Stato per costringerli nuovamente al silenzio ogni qual volta avranno accennato ad alzare la testa: “Se vuoi stare qui così è, altrimenti denuncia ed espulsione immediata”.

Per questo io voglio continuare a credere nella buona fede degli immigrati, che ora cominciano a venire deportati lontano da Rosarno. E anche se hanno sbagliato nel modo di reagire, un po’ invidio il loro senso di solidarietà civile. Perché se la ‘ndrangheta oggi o domani sparasse ad un povero cristo calabrese, quello stesso popolo che si ritiene più civile di questi sporchi negri si volterebbe dall’altra parte. E’ l’eterna condanna di questa terra, e purtroppo noi abbiamo già letto e riletto pagine come queste.

(pubblicato su “U Cuntu” di Riccardo Orioles del 10 gennaio 2010)

A ciascuno il suo. Franceschini, Bersani, Loiero ed il Pd

Ciao a tutti, oggi parliamo di Partito democratico. Nello specifico dirò qualcosa su Agazio Loiero e sul Pd calabrese.
Lo spunto viene dal fatto che oggi a Cosenza il segretario uscente Dario Franceschini ha tenuto il suo “Discorso ai ragazzi del Sud”. Nel corso del suo intervento il candidato in corsa per le primarie ha parlato di legalità e sviluppo, chiedendo ai giovani di “prendersi il partito”. Ma il discorso, oltre che ai ragazzi del Sud sembrava essere rivolto soprattutto all’attuale classe dirigente del Sud, perché Franceschini, da politico navigato, ha toccato un nervo scoperto per il Partito democratico, specie nel Mezzogiorno, ovvero quello della questione morale, seppur connotandolo come mancanza di autorevolezza della politica. «Come fa una politica che ha perso autorevolezza – ha detto – a chiedere agli altri, ai cittadini, ciò che essa stessa non riesce ad essere? La politica chiede legalità ma spesso accetta l’illegalità. La politica chiede coraggio ma spesso non ha il coraggio di cambiare se stessa. Chiede sviluppo ma spesso non fa nulla per promuoverlo. La politica troppe volte chiede e non fa». «In questo momento – ha concluso il segretario del Pd – io avverto un disagio e, devo essere sincero, mi piacerebbe che lo stesso disagio lo avvertissero anche quegli amministratori che hanno gestito il potere e hanno fallito».
Mi verrebbe perciò da dire: Bravo Franceschini. Quasi quasi avrei voglia di prendere la tessera del suo partito e sostenerlo. Ma ci metto poco a capire che, alla fine, questi sono sempre da leggere come proclami da campagna elettorale. Ed ora vi spiego perchè.
A Franceschini fa eco la giovane eurodeputata Debora Serracchiani, sostenitrice del segretario uscente, che in una nota affidata alle agenzie scrive: <<per fare chiarezza è utile leggere i nomi di Bassolino, Loiero e Iervolino scritti in cima alle liste della mozione Bersani. Le persone non sono qualcosa di distinto dalle idee che incarnano e di cui sono simbolo - ha aggiunto la Serracchiani - e mi pare che la scelta di questi dirigenti come capilista sia perfettamente coerente con l’idea di Partito democratico che hanno in mente D’Alema e Bersani».
Ora, in tutta onestà, mi pare che anche Franceschini e la Serracchiani non possano andare mica poi tanto  orgogliosi del sostegno di nomi come Nicola Adamo e Mario Pirillo, meno noti alle cronache nazionali ma certamente non a quelle calabresi.
Si sa, non ho mai risparmiato critiche  - anche pesanti - al Governatore Loiero ed alla sua amministrazione, ma da qui ad accostarlo a Bassolino ce ne passa.
Loiero ha fatto tanti errori (non ultima proprio la gaffe su Ammazzateci Tutti in diretta radiofonica nazionale), ma ha dato corpo anche a provvedimenti seri e coraggiosi per i quali, da calabrese impegnato ormai da anni nel contrasto alla criminalità organizzata, non posso che dargli atto e merito. Penso, ad esempio, alla decisione di far costituire la Regione Calabria parte civile in tutti i processi contro la ‘ndrangheta, e -  last but not least – la creazione della Stazione Unica degli Appalti, realtà ad oggi unica in Italia, nominandovi quale commissario un magistrato al di sopra di ogni sospetto, uomo di indubbia professionalità ed autorevolezza: il Procuratore antimafia Salvatore Boemi.
E mentre Bassolino in Campania non è stato neanche in grado di gestire l’emergenza rifiuti, Loiero all’Ambiente può vantare con orgoglio un ottimo assessore regionale che si chiama Silvio Greco, ed è grazie a lui (che ha reperito i fondi per l’invio del robot sottomarino) se oggi sappiamo – purtroppo – con certezza che in fondo alle coste di Cetraro si trova una delle decine delle cosiddette “navi dei veleni” fatte affondare dalla ‘ndrangheta negli ultimi vent’anni.
A ciascuno il suo.

Franco Laratta su De Magistris

Il sostegno incontrato da Luigi De Magistris, in Calabria, è stato trasversale, anche da parte della buona politica. Tra tutti, il socialista Giacomo Mancini, la parlamentare antimafia di centrodestra Angela Napoli e Franco Laratta, per il centrosinistra. Per intenderci: la politica in Calabria non è tutta uguale, e sull’onestà e la serietà di gente come loro sei pronto a metterci la mano sul fuoco.
Proprio da Laratta ho ricevuto una lettera, che pubblico di seguito. Franco Laratta è un deputato del Partito democratico, entrato in questa legislatura nella nuova Commissione parlamentare Antimafia presieduta dal senatore Pisanu.

Caro Aldo,
ho letto la tua intervista al Giornale, e l’ho trovata sincera. Si capisce benissimo la tua amarezza.
La scelta di De Magistris di candidarsi alle Europee non poteva non ferire quanti come te lo hanno difeso, sostenuto, appoggiato. Molti in Calabria sono rimasti delusi dalla sua scelta. Soprattutto coloro che
hanno condiviso e sostenuto la sua battaglia contro qualsiasi forma di corruzione.
Nel suo impegno in Calabria, l’ho sostenuto anche io. E in diverse circostanze ho parlato della necessità di avere in Calabria magistrati coraggiosi e liberi da condizionamenti.  L’ho apprezzato come magistrato serio, discreto, riservato. Come dovrebbero essere tutti i magistrati. Poi ho cominciato a capirlo sempre di meno. Sin da quando ha cominciato ad apparire in tv, a ’scendere in campo’, ad essere protagonista sempre in primo piano.
Non l’ho capito affatto quando ho visto che indagava mezza Italia: dai leader politici calabresi, fino a Mastella, per arrivare al Presidente del consiglio Prodi (quell’avviso di garanzia a Prodi è stato uno delle cause del tracollo del Governo e della fine anticipata della legislatura); così quando ha teorizzato la Loggia di San Marino. Mastella e Prodi sono risultati estranei completamente alle indagini, la Loggia di San Marino non si è più capito cosa sia: scomparsa dalla scena; mentre ai politici calabresi indagati, ai manager, imprenditori, dirigenti  non abbiamo capito più cosa sia successo: alcuni di loro sono risultati del tutto estranei, altri attendono un processo.
A quel che sembra, il bilancio potrebbe essere: tutti indagati, nessuno colpevole. Devastante!!
Ma lasciamo da parte le indagini di De Magistris, la lotta fra procure (che pagine terribili!? Che regalo a Berlusconi), l’infinito fiume di intercettazioni, anni e anni di inchieste.
Quello che oggi non capisco è come possa De Magistris accettare di candidarsi ad una competizione elettorale quando è ancora nel pieno della bufera politico-mediatica-giudiziaria che l’ha visto attore, protagonista e vittima. Come mai, appena saputo dalla Procura di Roma di essere indagato, non ha ritirato la sua candidatura . O forse è stata annunciata, non a caso, il giorno prima della notizia dell’indagine a suo carico!?. Spero tantissimo che non sia così.
E poi: com’è possibile candidarsi nella stessa circoscrizione in cui un magistrato svolge fino al giorno prima la sua attività? Per smentire le accuse di sfruttare la sua popolarità ( ma c’è chi dice anche peggio), De Magistris avrebbe potuto chiedere di candidarsi in una circoscrizione diversa, magari nel profondo nord del Paese.
Candidatura comunque inopportuna quella di de Magistris, che getta un’ombra devastante sulla stessa magistratura, che fa venire dubbi e sospetti, che dà più forza e molti altri argomenti a quanti vogliono mettere sotto tutela la libertà del magistrato. A tutto questo, De Magistris avrebbe dovuto pensare bene prima. Il danno sarà enorme per tutta la maguistratura. Noi difenderemo sempre la libertà dei giudici e l’indipendenza della magistratura per come stabilito dalla Costituzione. Lo faremo in tutte le sedi possibili, lo faremo perchè in questo sta la possibilità che questo Paese torni ad essere libero e democratico, lontano dalla demagogia, dal populismo, dal cesarismo.  I rischi sono molti per la libertà in Italia, per la lotta alle mafie, alla corruzione, al malaffare.  Ed è proprio per questo che c’è bisogno di rafforzare il ruolo, l’indipendenza, l’autonomia della magistratura.
Caro Aldo, capisco la tua amarezza. L’ho sentita in tanti altri. Tu sai quante attese deluse ci sono state in questi anni in Calabria. Sai bene quanto si fa dura la lotta a tutte le forme di criminalità organizzata e di corruzione devastante. Ma non possiamo e non dobbiamo demordere. Assolutamente.

Ti abbraccio

Franco Laratta
deputato

Luigi De Magistris risponde

Ho ricevuto questa mattina una lettera da Luigi De Magistris, che pubblico qui di seguito integralmente.
In un primo momento avrei voluto controbattere anche qui, ma ho deciso che lo farò privatamente con il diretto interessato. Inutile dire che avrei preferito comunque leggerlo qualche settimana fa.

Caro Aldo,
ti scrivo queste poche righe con l’affetto di sempre, con la speranza di vederle pubblicate sul tuo Blog.
Quando ho letto la tua intervista al quotidiano della “famiglia” Berlusconi “Il Giornale” ho pensato al momento – tenuto anche conto della tua giovane età – che fossi caduto in un sapiente tranello, messo in atto  da un “furbo” giornalista. Quando, poi, mi hanno fatto notare che avevi inserito – evidentemente sentendotene orgoglioso – la tua intervista sul tuo blog, con addirittura un commento di presentazione che esordisce con i “mal di pancia” dei quali soffri, ho compreso che, evidentemente, in quelle dichiarazioni hai espresso il tuo reale pensiero.
Non voglio, in questa sede, sperando in un confronto civile e da amici, confutare le numerose inesattezze ed anche falsità da te descritte, in quanto sono convinto che, nella lotta per i diritti e nel percorso della giustizia, non bisogna dividersi – quante volte in questi mesi ti ho sentito parlar male, un po’ di tutti – ma unirsi, pur nelle diverse sensibilità, per affermare gli ideali di legalità, con trasparenza ed onestà, contro le mafie che opprimono questa Regione che entrambi amiamo.
Mi dispiace che tu faccia discendere il tuo affrettato rancore – che spero frutto di irruenza giovanile – da un breve sms di risposta ad un altrettanto breve messaggio di auguri. Ti ho risposto, caro Aldo, contrariamente a tanti altri miei amici, anche d’infanzia, con i quali, in questo periodo così convulso e difficile che ha stravolto la mia esistenza, non sono riuscito nemmeno a sentirmi e rispondere a loro messaggi: a stento sono riuscito ad informare mia madre. Ebbene, tu, da un laconico “grazie”, senza attendere dei giorni, senza una telefonata, senza confrontarti, rivolgi il tuo “cattivo” pensiero attraverso canali berlusconiani.
Ebbene, tengo a dirti, ma a comunicare soprattutto a tutti quei ragazzi straordinari che ho conosciuto in questi anni e che hanno manifestato la loro splendida solidarietà nei miei confronti, che non vi è stato incontro in questi mesi, non vi è stato dibattito, nel quale non abbia parlato dello straordinario affetto e del coraggio civile che ho riscontrato nei giovani calabresi, a cominciare da Ammazzateci tutti. Sono quei giovani dei quali ricordo le bellissime parole, gli scritti emozionanti, gli sguardi, le strette di mano che saranno sempre nel mio cuore e che potranno avere in me un punto di riferimento costante nell’affermazione della Giustizia e nel perseguimento degli ideali che sono a fondamento della nostra esistenza.
Oltre che triste, la tua intervista è ingiusta ed infondata, soprattutto perché saresti stata una delle prime persone che avrei contattato nella costruzione di un entusiasmante progetto al quale sto lavorando – unitamente a tanti esponenti della società civile e ad Antonio Di Pietro – per la realizzazione di un’altra Italia fondata sulla resistenza costituzionale, sulla pratica dei diritti e sulla lotta alle mafie. Soprattutto da giugno, dopo le elezioni, il mio impegno sarà, senza sosta, anche in Calabria e sarò sempre punto di riferimento di tutti quei giovani straordinari che ho conosciuto in questi anni, anche grazie al tuo impegno.
Le tue dichiarazioni non scalfiranno minimamente il mio affetto per tutti quei giovani che si riconoscono in ammazzateci tutti  e dai quali mi aspetto, nel futuro, un fattivo contributo per cambiare la Calabria che dovrà divenite una Regione della quale non bisognerà più vergognarsi perché intrisa di illegalità.
In relazione al tuo intervento, solo qualche piccola precisazione; in primo luogo sulle ferite: io non so tu che ferite hai, posso dirti, invece, che io, tra le tante ferite, ho quelle di non poter più fare il Pubblico Ministero, di essere stato costretto a lasciare la magistratura, di subire processi sommari, di essere trasferito lontano dalla mia famiglia, di dover vedere i miei figli due volte alla settimana, di subire la riduzione dello stipendio e potrei continuare quanto vuoi tu. Quindi ti invito – da amico – ad avere nella vita un approccio un po’ più umile se vuoi raggiungere i risultati a cui aspiri.
Sentirsi, poi, traditi perché non ti ho onorato di una telefonata preventiva è un po’ eccessivo, mi insegnava un mio vecchio maestro che non bisogna mai prendersi troppo sul serio: ho deciso da solo, caro Aldo, come sempre, e la decisione è stata comunicata non appena dal CSM hanno fatto sapere che avevo presentato domanda di aspettativa; il tradimento, Aldo, è altra cosa! E’, poi, falso che Veltroni abbia messo il veto alla mia candidatura alle politiche. Fui io che non accettai la proposta di Di Pietro – come dissi allora – in quanto, all’epoca, pensavo che vi fossero ancora margini, per me, per una “lotta” all’interno della magistratura. Ora non è più possibile per me fare il mestiere che amo come una missione, come ho spiegato, più volte, in questi giorni. Tra l’altro, se avessi accettato la candidatura alle politiche sarei stato eletto senz’altro grazie al sistema elettorale, mentre per le europee è tutto molto difficile, è rischioso e potrei non farcela se non avrò un grande sostegno da parte della popolazione. Le mie ambizioni personali, caro Aldo, erano quelle di fare il mio lavoro che tanto amavo, ma ora, seppur costretto, sono quelle, che reputo assai nobili, di cambiare questo Paese insieme anche a tutti i giovani onesti e coraggiosi della Calabria. Mi sorprende anche un po’ questa tua spocchia nel paragonarmi al collega Boemi ed a giudicare i metodi del mio lavoro.
Mi dispiace, insomma, non volendo più andare oltre, che attraverso Berlusconi tu ti sia presentato con queste sembianze. La lotta alle mafie, caro Aldo, io la farò sempre, come dimostra la mia storia professionale di anni di durissimo lavoro – sulla quale tanti si sono creati una immagine talvolta anche immeritata - e spero anche di averti al mio fianco, dopo giugno, non certo adesso prendendo atto, con sincero rammarico, della tua inaspettata “scelta di campo”: sono convinto, però, che ci ritroveremo nelle comuni battaglie nel contrasto alla criminalità organizzata.

Un caro saluto,

Luigi de Magistris

A proposito di De Magistris candidato…

Già alcuni “mal di pancia” si sono avvertiti dopo la scelta di Sonia Alfano di candidarsi alle Elezioni Europee. Aggiunto ciò al fatto che AT è un movimento a-partitico, mi sono trovato costretto a chiederle di rimettere il mandato di coordinatrice regionale per la Sicilia e di membro del coordinamento nazionale di Ammazzateci Tutti. E come buoni amici abbiamo discusso - e tanto - a proposito della sua imminente discesa in campo.
Ma dato che nelle ultime 24 ore il mio cellulare ulula di critiche ed insulti da parte di decine e decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini che in Calabria hanno sostenuto Luigi De Magistris (raccogliemmo più di 100.000 firme a sua difesa), con mobilitazioni, assemblee e sit-in, e che hanno (me compreso) appreso della sua candidatura con Di Pietro solo dalla stampa, ho inteso precisare alcune cose.
L’ho fatto in un’intervista oggi pubblicata da “Il Giornale“. Ci tengo a ribadire una cosa: Luigi De Magistris è stato difeso perchè era nel giusto. Lo erano le sue inchieste, sottrattegli indebitamente perchè scomode. E, soprattutto, perchè se non avessimo tenuto accesi i riflettori a sua difesa l’avrebbero letteralmente triturato. Ma il tempo passa, e mentre io e molti amici stiamo ancora leccandoci le ferite, lui oggi ha fatto una scelta - autonoma, sottolineamolo - e se pur condivisibile o meno è una sua scelta.

Ecco l’intervista, a firma di Francesco Cramer:

ROMA - Aldo, di professione studente e leader del movimento anti ’ndrangheta Ammazzateci tutti, di cognome fa Pecora ma a De Magistris fa un «in bocca al lupo». Con un però.
Il vostro idolo s’è candidato con Di Pietro: vi siete parlati?
«Gli ho mandato un sms, “Buona fortuna… ”. Mi ha appena risposto: “Grazie!”. Tutto qui».
Deluso?
«Un po’. Avrei preferito una telefonata prima della sua discesa in campo. Saperlo così, dai giornali… Ci sentiamo un po’ traditi».
L’ultima volta che vi siete sentiti?
«Prima della manifestazione di piazza Farnese a Roma. Gli dissi: “Quando ti difendevamo noi davanti al Csm non c’erano né Grillo né Di Pietro”».
Ora è pure candidato: contenti?
«Mica tanto. Di Pietro, poi, è uno che i movimenti li smantella, li annienta».
E come?
«Ha fatto così pure con i girotondi. Pesca da lì per costruire il suo consenso».
Vuole sfruttare la popolarità di De Magistris?
«Certo, lo strumentalizza. Anche se potrebbe essersi portato in casa un cavallo di Troia».
Se l’aspettava la candidatura?
«Era nell’aria. D’altronde già alle politiche Di Pietro faceva la corte al pm ma poi arrivò il veto di Veltroni».
Tonino ha corteggiato pure lei?
«Sì ma risposi che in Calabria nell’Idv sono passate persone con cui non volevo avere a che fare».
Tipo?
«Franco La Rupa, indagato per mafia o Maurizio Feraudo, imputato per truffa e falso».
E lui?
«Disse: “Io, e non l’Idv, voglio fare qualcosa con te”».
Ma lei non abboccò.
«No, come rifiutai i corteggiamenti di Veltroni».
Pure?
«Mi offrì un seggio alla Camera: manco sapeva che non avevo neppure 25 anni. Declinai».
Torniamo a De Magistris: perché ha accettato la candidatura? Ambizioni personali?
«Temo di sì. Per noi resta una vittima».
A cui piacciono i riflettori.
«Sì. Di certo più del suo collega Salvatore Boemi: integerrimo ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, altra vittima che però ha sempre rifuggito la ribalta mediatica».
Ora De Magistris è meno credibile?
«Sono meno credibili le sue battaglie: che restano sacrosante nonostante i metodi, più o meno discutibili».
Adesso che farete?
«Continueremo la nostra battaglia contro tutte le mafie, con o senza De Magistris».
Ha ragione il pg di Torino Maddalena: «I giudici non si candidino perché danneggiano l’immagine della magistratura»?
«Ha ragione Montesquieu: separazione dei poteri. E ha ragione pure Mancino: chi sceglie la politica lasci la toga per sempre. Anche se… ».
Anche se?
«Viene da dire “da che pulpito”».

(da “Il Giornale” di venerdì 20 marzo 2009, pag.12)

Il turnover

Sarà un caso, ma gli ascolti dell’ultima  puntata de “L’Arena” di Domenica In sono calati di molto rispetto alla prima puntata. Non voglio dire che la causa sia da ricercarsi nell’assenza del sottoscritto, assolutamente.
Ma, coincidenze, una panchina che pareva annunciarsi come il preludio di “ti mandiamo in tribuna per tutto il campionato”, parrebbe ora essersi trasformata in un turnover: il mister, Giletti, mi ha infatti convocato per la puntata di domenica 19 ottobre.
Ci andrò, e continuerò ad essere il megafono scomodo di tutti quelli che non hanno voce.
Fino a quando me lo lasceranno fare.

P.S.
Mi sto attrezzando per la rubrica settimanale del blog dedicata ai consulenti d’oro nella Pubblica Amministrazione calabrese, come promesso.
Abbiamo già un nome che è tutto un programma: “Tiràri ‘a Cumpàri“.
Restate sintonizzati!

P.P.S.
Ieri era il 16 ottobre, terzo anniversario dal delitto Fortugno, e per la prima volta non ho presenziato alle celebrazioni di commemorazione. Franco Fortugno lo ricordo ogni giorno da millenovantacinque gioni, in quello che faccio, in come lo faccio, con chi lo faccio.
Ai posteri l’ardua sentenza, ma anche alla magistratura. Spero.

Giampaolo Latella

Inauguro una nuova rubrica del blog, dedicata ai miei cari conterronei che sanno cosa vuol dire godersi la vita: i consulenti.
Sono un esercito di precari a peso d’oro; figli di papà e di mammà, nipoti e compari dei compari. Ognuno vale in base alla posizione professionale già ricoperta o al numero di voti che porta in dote.

D’ora in poi userò ogni mezzo, radio, tampa, tv, internet, per sputtanarli tutti.
Internet soprattutto. Google fiuta e indicizza tutto, per fortuna.
Utilizerò alcuni piccoli accorgimenti, tra tutti quello di indicare nel titolo del post nome e cognome dell’interessato, di modo che, una volta indicizzato dal motore di ricerca, scali sempre più la vetta e si proponga tra i primi risultati ottenuti digitando il nome e cognome dell’interessato.

E la prima puntata (approdata anche a Domenica In) la dedico a lui, Mister Centodiciassette, come gli oltre 117mila euro di indennità riconosciutagli dal Consiglio regionale della Calabria: Giampaolo Latella.
Latella, giovane rampollo e rampante reggino, oltre che giornalista e corrispondente per la Calabria di RTL 102.5, è anche Portavoce del Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova.

Piccola parentesi.
Ricordo con simpatia quando lo conobbi la prima volta. Fu Bova in persona a presentarcelo, quando più volte chiedevamo - poveri ingenui - come poter tramettere su Radio Forever, ovvero quella che doveva essere “la radio dei ragazzi di Locri”, voluta e creata su spinta dello stesso Bova.
<<Rivolgetevi a Giampaolo - ci disse l’Onorevole - preparate dei testi di quello che volete trasmettere e, se andranno bene, li passate assieme a lui in radio>>.
Prove tecniche di censura preventiva, insomma. Da allora la radio trasmette solo musica in playlist.

A proposito di censura… secondo voi mi terranno o mi epureranno a Domenica In, dopo l’esordio di cui sopra?
Si accettano scommesse.

Lentamente ritorna, Mastella.

Clemente Mastella

Ieri ho sperato che la notizia dell’archiviazione della posizione di Mastella nell’indagine Why Not fosse un pesce d’aprile. Ci ho sperato, ma la speranza in Calabria è già morta. La Procura generale di Catanzaro ha effettivamente archiviato tutto il capitolo riguardante l’ex guardasigilli.
E’ il preludio della disintegrazione chirurgica dell’indagine, che dopo essere stata tolte a De Magistris è stata affidata ad un apposito pool di magistrati. Apro una parentesi che chiudo subito: non ce l’ho con i magistrati in quanto tali, molti sono delle brave persone, ma è ovvio che se fai un pool sullo stile di quello di “Mani Pulite” è un conto, perché in quel caso erano tanti magistrati a lavorare su un gruppo di indagati portati poi a giudizio. Ma quando invece si tratta, come per Why Not, di una indagine basata alla radice su una serie di rapporti che legano diversi soggetti, una volta toltala al Pm che l’ha condotta per affidarla ad un pool, l’indagine va avanti bene solo se i magistrati lavorano insieme sull’intero capitolo investigativo, se invece “dividi” l’indagine in tronconi riferiti ai singoli indagati può venir meno l’oggetto di reato, ovvero nel caso di Why Not tra i tanti reati contestati cadrà certamente il reato quello associativo.
Un po’ la stesa cosa che è accaduta a Totò Cuffaro in Sicilia: non imputabile di associazione mafiosa in quanto si è ritenuto (meglio dire, si è riuscito a dimostrare) che egli abbia favorito singoli mafiosi e non l’intera associazione mafiosa in quanto tale.
Con questo accostamento non voglio puntare il dito contro nessuno, ma ho ritenuto opportuno condividere con i lettori questo semplice ragionamento, anche perché prima di Mastella sono già state archiviate le posizioni di altri indagati.
Tornando a Mastella, Clemente non ha ovviamente perso tempo ed ha addirittura chiesto l’intervento del Presidente della Repubblica nella sua veste di Presidente del Csm. Cosa vorrà adesso Mastella, far radiare De Magistris, farlo arrestare, ostracizzarlo?
Non ci sarebbe da stupirsene, e da buon discepolo il suo successore Luigi Scotti - lo stesso che ad “Anno Zero” lo ha difeso a spada tratta - ha già impugnato la sentenza punitiva del Csm su De Magistris perchè ritenuta troppo <<blanda>>. Prepariamoci a tutto.
Lentamente ritorna, Mastella. I panni della vittima gli calzano a pennello, povero perseguitato! Per non essere da meno alle cazzate sparate dalla Casta in questa campagna elettorale che lo vede assente (assente?), ha tuonato annunciando di aver dato mandato ai propri legali (magari glieli presterà Berlusconi, come ricompensa dei servigi resi al Senato) per valutare <<tutte le possibili azioni giudiziarie e amministrative>> a sua tutela <<per chiedere il risarcimento dei danni a chi ha lavorato (sul piano giudiziario, sul piano mediatico e su quello politico)>> per la sua <<eliminazione politica>>.
Tradotto: altro che pesce d’aprile! Mastella vuole querelarci tutti, non solo De Magistris, ma anche Marco Travaglio, noi di Ammazzateci Tutti, Beppe Grillo, Santoro e tutta la redazione di Anno Zero, Di Pietro, Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Rosanna Scopelliti, Felice Lima ed i magistrati di “Uguale per tutti” e tutti quelli che avremmo “lavorato per la sua eliminazione politica”. Magari c’è già un pool che lavora su di noi e forse, in questo caso, si farà di tutto per dimostrare che sussiste una associazione a delinquere contro un singolo poveretto. Che criminali che siamo…! Lo dico spesso, non mi stupirei se oggi o domani i topi inseguissero i gatti, i gatti inseguissero i cani ed i ladri inseguissero le guardie.

Cavallerizzo: frana di vergogna e verità nascoste.

Nel 2005 una frana ha travolto l’entroterra montano cosentino, facendo crollare su se stessa Cavallerizzo (un piccolo paesino frazione del Comune di Cerzeto, comunità di origine albanese).
Un intero paese da evacuare: questo è quello che i calabresi hanno saputo, quello che l’informazione ha detto. Il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha dichiarato inagibile la località, disponendo la delocalizzazione degli abitanti altrove. Una operazione, per intenderci, che costa allo Stato italiano oltre 50 milioni di euro.
Alcuni abitanti ed emigrati di questo paesino sostengono da tempo che la situazione di Cavallerizzo non sia grave come effettivamente viene descritta e che si può rimediare ai danni subiti, senza considerarli irreversibili.
Non sono un tecnico, non ne capisco nulla di geologia e di ingegneria, ma da cittadino calabrese non posso unirmi al silenzio assordante delle Istituzioni.
Mi ha scritto una mia coetanea, Stefania, per chiedermi aiuto. Questa ragazza si è da subito schierata in prima linea assieme ai suoi concittadini che chiedono verità. Ha addirittura commissionato, a proprie spese, l’intervento in loco di una equìpe di esperti geologi inglesi, ai quali pare sia stato impedito dalla Protezione Civile e dal Comune di effettuare le indagini del caso.
Non so se potrò fare qualcosa, ma mi impegnerò in ogni modo possibile per fare avere a Stefania ed ai suoi concittadini le risposte alle quali hanno diritto.

Caro Aldo,
mi chiamo Stefania Talarico ed ho 23 anni. Sto combattendo ogni giorno per i miei diritti civili. La mia famiglia è proveniente dal piccolo paese Cavallerizzo di Cerzeto, nascosto tra le montagne della Calabria in provincia di Cosenza. Ti scrivo per chiedere per il tuo aiuto. Cavallerizzo ha una popolazione di circa 400 persone e 244 abitazioni. Il 7 Marzo 2005, una frana ha colpito la parte Sud del paese, provocando danni più o meno gravi, danneggiando circa una trentina di case, la villetta comunale (dove una diecina di anni fa c’era una palazzina che è stata abbattuta per non agibilità), una parte di strada provinciale di circa 300 metri, (che collega San. Marco Argentano a diversi paesi sulla parte Sud) e alcuni terreni agricoli. Qui a Cerzeto i residenti e i proprietari sono rimasti senza diritti. I giornalisti descrivono quotidianamente Cavallerizzo “completamente cancellato” (parole usate dal primo giorno della frana di Cavallerizzo dai giornalisti della Rai Regionale della Calabria e che continuano a farlo) da una frana, inghiottita dal fango e completa distruzione del paese. Al contrario, solo due abitazioni e alcuni muretti di contenimento sono crollati interamente. Le altre case o villette hanno subito dei cedimenti, spaccature da non poter essere più abitate, ma la parte più antica di Cavallerizzo è come sempre è stata, senza nessun danno. Il Dott. Marcello Fiori ed il Dott. Guido Bertolaso sono venuti a Cerzeto subito dopo la frana, dicendo dall’inizio che non era possibile salvare il paese e che quindi bisognava delocalizzarlo. Come potevano concludere una cosa del genere senza fare uno studio in sito? Continuavano a ripetere a noi che “nelle prime piogge d’autunno, Cavallerizzo non esisterà più”. Molti tecnici e autorità ci hanno intimidito, togliendoci via dalla nostre case senza una legittimità legale e senza provare a fare qualcosa per risanare l’ambiente colpito. Lo studio fatto su Cavallerizzo è segreto. Ho chiesto tantissime volte per avere lo studio, ma nessuno ne sa nulla o fa finta di non sapere. Continuano a ripetere che Cavallerizzo sta franando, e ci sono movimenti franosi ogni giorno, ma se questo è vero perché devono nascondere lo studio fatto su Cavallerizzo, se non hanno niente da nascondere? Nel Luglio 2005 ho chiesto ad un gruppo di Geologi di Londra di venire e fare uno studio privato a Cavallerizzo. Sono venuti, ma la Protezione Civile e il Comune di Cerzeto li hanno mandati via. Cosa ancora più importante per me è capire perché non intervengo a sanare quella parte che si è mossa? Dov’è la cultura dell’ambiente in Calabria? Possibile che nessuno abbia in mente di fare qualcosa per recuperare il nostro paese, per non far seppellire i ricordi la cultura e tutto quello che c’è stato nel passato? C’è tanto da dirti, da spiegarti, documenti da mostrarti e di sicuro non posso farlo in una sola e-mail. Ho scritto numerose lettere al Sindaco del Comune di Cerzeto, Ermenegildo Lata, al Prefetto di Cosenza, Pietro Lisi, al Capo della Protezione “Incivile”, Dott. Guido Bertolaso, al Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero ed al Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio.
Nessuno mi ha risposto e sto scrivendo dal Giugno 2005. Nessuno ci sente, non abbiamo voce ne diritti qui. Il governo ha preso le nostre case contro la nostra volontà. Dimmi tu, perché devo accettare questa delocalizzazione se la mia casa è intatta e fuori dalla zona di frana? Perché dobbiamo sprecare 50 Milioni di Euro dei soldi pubblici per fare un paese dove la maggioranza non l’ho vuole? Il governo ha l’impegno di dare le case o una ricompensa per la nostra perdita perché siamo stati ignorati da anni della gravità del problema idrogeologico in quella zona di Cavallerizzo. Il governo non ha il diritto di toglierci dalle nostre case intatte a Cavallerizzo. Ho ordinanze e documenti molto importanti per quanto riguarda questo scandalo, che aiutano a mettere molte cose in luce per questo imbroglio politico, ma come al solito qui in Calabria, molti (1. Il nostro sindaco Ermenegildo Lata) che si credono di essere dei politici non ne capiscono nulla e nel modo più assoluto non vogliono fare il loro lavoro e se fanno qualcosa è per il loro interesse.

Per favore Aldo, sto scrivendoti perché tu hai la forza, tu hai i contatti.
Una denuncia è aperta da più di 2 anni, ma non si conclude niente, e pure abbiamo dei fatti scandalosi come evidenza. Tutto questo ci fa capire come sono compromessi, e nessuno se ne frega per darci giustizia. Io purtroppo, non credo più nella giustizia e non credo più negli enti governativi, specialmente questi Italiani.
La scelta della delocalizzazione è quella più costosa (e chissà perché hanno scelto la più dispendiosa?). E’ logico che costruire un intero paese di 244 appartamenti costa molto di piu che fare 30 case, pulire la zona di frana, aggiustare la strada provinciale, rifare la rete fognaria e idrica, monitore la zona. Io non sono un’ingegnere ma credo che 50 Millioni di Euro sono un cifra troppo alta per realizzare 244 Appartamentini. E poi dove hanno cominciato a delocalizzare il paese? In un’altra zona a rischio frana.
Spero che ci puoi aiutare. Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto e che fai. Con tutta la mia forza, non mi fermerò mai di fronte a questa battaglia.

Stefania Talarico
www.cavallerizzovive.com

P.S.
Stefania nella sua mail si scusa con me per il suo italiano, invece potrebbe tranquillamente insegnarlo a scuola. Ho sentito parlare, ho letto gli interventi di alcuni sindaci, assessori, consiglieri regionali e parlamentari calabresi… lì sì che ti senti davvero male!

Ahi, serva Calabria!

La banda degli onesti

C’è qualcosa di nuovo oggi nella politica calabra, anzi, d’antico.
Le liste dei candidati alle elezioni politiche sono state presentate. La Calabria piange, anche se con qualche piccola, piccolissima, novità.
La novità numero uno è che ormai è ufficializzato il commissariamento del Partito Democratico in Calabria, dove al Senato Uòlter ha candidato capolista l’ex superprefetto di Reggio Luigi De Sena. E questo potrebbe essere il “nuovo”, se non fosse che dietro di lui ci sono i riciclati. L’antico è che nelle liste della Camera dei deputati compare ancora in posizione utile il nome della signora Maria Grazia Laganà, il che mi lascia sinceramente e non pacatamente basito. Ma di questo parlerò magari tra qualche giorno.
Debbo però apprezzare lo sforzo compiuto dal Pd di inserire tra le liste l’ottima Doris Lo Moro, ex magistrato, già assessore regionale alla sanità. Persona seria ed onesta e perciò incompatibile con la Calabria, meglio mandarla a Roma.
Sul fronte Popolo della Libertà compare tra le liste in posizione utile il nome di Santo Versace, fratello dello stilista Gianni e già membro (con nomina ad “Advisor“) del secondo governo regionale targato Loiero nonché suocero (così pare) della principessina Beatrice Borromeo, modella ed aspirante “giornalista politica” la quale da tempo si fa vedere in pubblico in compagnia del Versace jr.
Al Senato la Sinistra Arbobaleno ha candidato capolista l’uscente Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione, ovvero colui che si fece eleggere presidente anche con i voti di Pomicino e Vito…
Cosa ha fatto Forgione, calabrese eletto in Sicilia, contro la mafia in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia? Nulla, solo conferenze, interviste ed una relazione-shock sulla ‘ndrangheta figlia di un copia-incolla giornalistico. In termini legislativi e normativi il nulla più totale. Un motivo in più per non votarli.

P.S.
Il mio caro amico Emiliano Morrone, direttore de “La Voce di Fiore” e co-autore de “La società sparente“, ha proposto me e Salvatore Borsellino come nuovi Assessori comunali al suo comune (San Giovanni in Fiore). Una provocazione - ovviamente simbolica - di non poco conto, considerato quello che sta succedendo da quelle parti negli ultimi tempi.

P.P.S.
14 marzo. Beatrice Borromeo dice che “non sta con nessuno”. E’ lei stessa a precisarmelo con un sms sul mio cellulare.
Che dire, certamente una buona notizia per i suoi ammiratori (anche se, leggendo questo scoop, pare che la partita sia ancora tutta da giocare).
E diciamocelo: è bene anche per questo povero blogger, che ha così scoperto di averla tra i lettori dei suoi sproloqui.

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