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Franco Laratta su De Magistris

Il sostegno incontrato da Luigi De Magistris, in Calabria, è stato trasversale, anche da parte della buona politica. Tra tutti, il socialista Giacomo Mancini, la parlamentare antimafia di centrodestra Angela Napoli e Franco Laratta, per il centrosinistra. Per intenderci: la politica in Calabria non è tutta uguale, e sull’onestà e la serietà di gente come loro sei pronto a metterci la mano sul fuoco.
Proprio da Laratta ho ricevuto una lettera, che pubblico di seguito. Franco Laratta è un deputato del Partito democratico, entrato in questa legislatura nella nuova Commissione parlamentare Antimafia presieduta dal senatore Pisanu.

Caro Aldo,
ho letto la tua intervista al Giornale, e l’ho trovata sincera. Si capisce benissimo la tua amarezza.
La scelta di De Magistris di candidarsi alle Europee non poteva non ferire quanti come te lo hanno difeso, sostenuto, appoggiato. Molti in Calabria sono rimasti delusi dalla sua scelta. Soprattutto coloro che
hanno condiviso e sostenuto la sua battaglia contro qualsiasi forma di corruzione.
Nel suo impegno in Calabria, l’ho sostenuto anche io. E in diverse circostanze ho parlato della necessità di avere in Calabria magistrati coraggiosi e liberi da condizionamenti.  L’ho apprezzato come magistrato serio, discreto, riservato. Come dovrebbero essere tutti i magistrati. Poi ho cominciato a capirlo sempre di meno. Sin da quando ha cominciato ad apparire in tv, a ’scendere in campo’, ad essere protagonista sempre in primo piano.
Non l’ho capito affatto quando ho visto che indagava mezza Italia: dai leader politici calabresi, fino a Mastella, per arrivare al Presidente del consiglio Prodi (quell’avviso di garanzia a Prodi è stato uno delle cause del tracollo del Governo e della fine anticipata della legislatura); così quando ha teorizzato la Loggia di San Marino. Mastella e Prodi sono risultati estranei completamente alle indagini, la Loggia di San Marino non si è più capito cosa sia: scomparsa dalla scena; mentre ai politici calabresi indagati, ai manager, imprenditori, dirigenti  non abbiamo capito più cosa sia successo: alcuni di loro sono risultati del tutto estranei, altri attendono un processo.
A quel che sembra, il bilancio potrebbe essere: tutti indagati, nessuno colpevole. Devastante!!
Ma lasciamo da parte le indagini di De Magistris, la lotta fra procure (che pagine terribili!? Che regalo a Berlusconi), l’infinito fiume di intercettazioni, anni e anni di inchieste.
Quello che oggi non capisco è come possa De Magistris accettare di candidarsi ad una competizione elettorale quando è ancora nel pieno della bufera politico-mediatica-giudiziaria che l’ha visto attore, protagonista e vittima. Come mai, appena saputo dalla Procura di Roma di essere indagato, non ha ritirato la sua candidatura . O forse è stata annunciata, non a caso, il giorno prima della notizia dell’indagine a suo carico!?. Spero tantissimo che non sia così.
E poi: com’è possibile candidarsi nella stessa circoscrizione in cui un magistrato svolge fino al giorno prima la sua attività? Per smentire le accuse di sfruttare la sua popolarità ( ma c’è chi dice anche peggio), De Magistris avrebbe potuto chiedere di candidarsi in una circoscrizione diversa, magari nel profondo nord del Paese.
Candidatura comunque inopportuna quella di de Magistris, che getta un’ombra devastante sulla stessa magistratura, che fa venire dubbi e sospetti, che dà più forza e molti altri argomenti a quanti vogliono mettere sotto tutela la libertà del magistrato. A tutto questo, De Magistris avrebbe dovuto pensare bene prima. Il danno sarà enorme per tutta la maguistratura. Noi difenderemo sempre la libertà dei giudici e l’indipendenza della magistratura per come stabilito dalla Costituzione. Lo faremo in tutte le sedi possibili, lo faremo perchè in questo sta la possibilità che questo Paese torni ad essere libero e democratico, lontano dalla demagogia, dal populismo, dal cesarismo.  I rischi sono molti per la libertà in Italia, per la lotta alle mafie, alla corruzione, al malaffare.  Ed è proprio per questo che c’è bisogno di rafforzare il ruolo, l’indipendenza, l’autonomia della magistratura.
Caro Aldo, capisco la tua amarezza. L’ho sentita in tanti altri. Tu sai quante attese deluse ci sono state in questi anni in Calabria. Sai bene quanto si fa dura la lotta a tutte le forme di criminalità organizzata e di corruzione devastante. Ma non possiamo e non dobbiamo demordere. Assolutamente.

Ti abbraccio

Franco Laratta
deputato

Luigi De Magistris risponde

Ho ricevuto questa mattina una lettera da Luigi De Magistris, che pubblico qui di seguito integralmente.
In un primo momento avrei voluto controbattere anche qui, ma ho deciso che lo farò privatamente con il diretto interessato. Inutile dire che avrei preferito comunque leggerlo qualche settimana fa.

Caro Aldo,
ti scrivo queste poche righe con l’affetto di sempre, con la speranza di vederle pubblicate sul tuo Blog.
Quando ho letto la tua intervista al quotidiano della “famiglia” Berlusconi “Il Giornale” ho pensato al momento – tenuto anche conto della tua giovane età – che fossi caduto in un sapiente tranello, messo in atto  da un “furbo” giornalista. Quando, poi, mi hanno fatto notare che avevi inserito – evidentemente sentendotene orgoglioso – la tua intervista sul tuo blog, con addirittura un commento di presentazione che esordisce con i “mal di pancia” dei quali soffri, ho compreso che, evidentemente, in quelle dichiarazioni hai espresso il tuo reale pensiero.
Non voglio, in questa sede, sperando in un confronto civile e da amici, confutare le numerose inesattezze ed anche falsità da te descritte, in quanto sono convinto che, nella lotta per i diritti e nel percorso della giustizia, non bisogna dividersi – quante volte in questi mesi ti ho sentito parlar male, un po’ di tutti – ma unirsi, pur nelle diverse sensibilità, per affermare gli ideali di legalità, con trasparenza ed onestà, contro le mafie che opprimono questa Regione che entrambi amiamo.
Mi dispiace che tu faccia discendere il tuo affrettato rancore – che spero frutto di irruenza giovanile – da un breve sms di risposta ad un altrettanto breve messaggio di auguri. Ti ho risposto, caro Aldo, contrariamente a tanti altri miei amici, anche d’infanzia, con i quali, in questo periodo così convulso e difficile che ha stravolto la mia esistenza, non sono riuscito nemmeno a sentirmi e rispondere a loro messaggi: a stento sono riuscito ad informare mia madre. Ebbene, tu, da un laconico “grazie”, senza attendere dei giorni, senza una telefonata, senza confrontarti, rivolgi il tuo “cattivo” pensiero attraverso canali berlusconiani.
Ebbene, tengo a dirti, ma a comunicare soprattutto a tutti quei ragazzi straordinari che ho conosciuto in questi anni e che hanno manifestato la loro splendida solidarietà nei miei confronti, che non vi è stato incontro in questi mesi, non vi è stato dibattito, nel quale non abbia parlato dello straordinario affetto e del coraggio civile che ho riscontrato nei giovani calabresi, a cominciare da Ammazzateci tutti. Sono quei giovani dei quali ricordo le bellissime parole, gli scritti emozionanti, gli sguardi, le strette di mano che saranno sempre nel mio cuore e che potranno avere in me un punto di riferimento costante nell’affermazione della Giustizia e nel perseguimento degli ideali che sono a fondamento della nostra esistenza.
Oltre che triste, la tua intervista è ingiusta ed infondata, soprattutto perché saresti stata una delle prime persone che avrei contattato nella costruzione di un entusiasmante progetto al quale sto lavorando – unitamente a tanti esponenti della società civile e ad Antonio Di Pietro – per la realizzazione di un’altra Italia fondata sulla resistenza costituzionale, sulla pratica dei diritti e sulla lotta alle mafie. Soprattutto da giugno, dopo le elezioni, il mio impegno sarà, senza sosta, anche in Calabria e sarò sempre punto di riferimento di tutti quei giovani straordinari che ho conosciuto in questi anni, anche grazie al tuo impegno.
Le tue dichiarazioni non scalfiranno minimamente il mio affetto per tutti quei giovani che si riconoscono in ammazzateci tutti  e dai quali mi aspetto, nel futuro, un fattivo contributo per cambiare la Calabria che dovrà divenite una Regione della quale non bisognerà più vergognarsi perché intrisa di illegalità.
In relazione al tuo intervento, solo qualche piccola precisazione; in primo luogo sulle ferite: io non so tu che ferite hai, posso dirti, invece, che io, tra le tante ferite, ho quelle di non poter più fare il Pubblico Ministero, di essere stato costretto a lasciare la magistratura, di subire processi sommari, di essere trasferito lontano dalla mia famiglia, di dover vedere i miei figli due volte alla settimana, di subire la riduzione dello stipendio e potrei continuare quanto vuoi tu. Quindi ti invito – da amico – ad avere nella vita un approccio un po’ più umile se vuoi raggiungere i risultati a cui aspiri.
Sentirsi, poi, traditi perché non ti ho onorato di una telefonata preventiva è un po’ eccessivo, mi insegnava un mio vecchio maestro che non bisogna mai prendersi troppo sul serio: ho deciso da solo, caro Aldo, come sempre, e la decisione è stata comunicata non appena dal CSM hanno fatto sapere che avevo presentato domanda di aspettativa; il tradimento, Aldo, è altra cosa! E’, poi, falso che Veltroni abbia messo il veto alla mia candidatura alle politiche. Fui io che non accettai la proposta di Di Pietro – come dissi allora – in quanto, all’epoca, pensavo che vi fossero ancora margini, per me, per una “lotta” all’interno della magistratura. Ora non è più possibile per me fare il mestiere che amo come una missione, come ho spiegato, più volte, in questi giorni. Tra l’altro, se avessi accettato la candidatura alle politiche sarei stato eletto senz’altro grazie al sistema elettorale, mentre per le europee è tutto molto difficile, è rischioso e potrei non farcela se non avrò un grande sostegno da parte della popolazione. Le mie ambizioni personali, caro Aldo, erano quelle di fare il mio lavoro che tanto amavo, ma ora, seppur costretto, sono quelle, che reputo assai nobili, di cambiare questo Paese insieme anche a tutti i giovani onesti e coraggiosi della Calabria. Mi sorprende anche un po’ questa tua spocchia nel paragonarmi al collega Boemi ed a giudicare i metodi del mio lavoro.
Mi dispiace, insomma, non volendo più andare oltre, che attraverso Berlusconi tu ti sia presentato con queste sembianze. La lotta alle mafie, caro Aldo, io la farò sempre, come dimostra la mia storia professionale di anni di durissimo lavoro – sulla quale tanti si sono creati una immagine talvolta anche immeritata - e spero anche di averti al mio fianco, dopo giugno, non certo adesso prendendo atto, con sincero rammarico, della tua inaspettata “scelta di campo”: sono convinto, però, che ci ritroveremo nelle comuni battaglie nel contrasto alla criminalità organizzata.

Un caro saluto,

Luigi de Magistris

A proposito di De Magistris candidato…

Già alcuni “mal di pancia” si sono avvertiti dopo la scelta di Sonia Alfano di candidarsi alle Elezioni Europee. Aggiunto ciò al fatto che AT è un movimento a-partitico, mi sono trovato costretto a chiederle di rimettere il mandato di coordinatrice regionale per la Sicilia e di membro del coordinamento nazionale di Ammazzateci Tutti. E come buoni amici abbiamo discusso - e tanto - a proposito della sua imminente discesa in campo.
Ma dato che nelle ultime 24 ore il mio cellulare ulula di critiche ed insulti da parte di decine e decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini che in Calabria hanno sostenuto Luigi De Magistris (raccogliemmo più di 100.000 firme a sua difesa), con mobilitazioni, assemblee e sit-in, e che hanno (me compreso) appreso della sua candidatura con Di Pietro solo dalla stampa, ho inteso precisare alcune cose.
L’ho fatto in un’intervista oggi pubblicata da “Il Giornale“. Ci tengo a ribadire una cosa: Luigi De Magistris è stato difeso perchè era nel giusto. Lo erano le sue inchieste, sottrattegli indebitamente perchè scomode. E, soprattutto, perchè se non avessimo tenuto accesi i riflettori a sua difesa l’avrebbero letteralmente triturato. Ma il tempo passa, e mentre io e molti amici stiamo ancora leccandoci le ferite, lui oggi ha fatto una scelta - autonoma, sottolineamolo - e se pur condivisibile o meno è una sua scelta.

Ecco l’intervista, a firma di Francesco Cramer:

ROMA - Aldo, di professione studente e leader del movimento anti ’ndrangheta Ammazzateci tutti, di cognome fa Pecora ma a De Magistris fa un «in bocca al lupo». Con un però.
Il vostro idolo s’è candidato con Di Pietro: vi siete parlati?
«Gli ho mandato un sms, “Buona fortuna… ”. Mi ha appena risposto: “Grazie!”. Tutto qui».
Deluso?
«Un po’. Avrei preferito una telefonata prima della sua discesa in campo. Saperlo così, dai giornali… Ci sentiamo un po’ traditi».
L’ultima volta che vi siete sentiti?
«Prima della manifestazione di piazza Farnese a Roma. Gli dissi: “Quando ti difendevamo noi davanti al Csm non c’erano né Grillo né Di Pietro”».
Ora è pure candidato: contenti?
«Mica tanto. Di Pietro, poi, è uno che i movimenti li smantella, li annienta».
E come?
«Ha fatto così pure con i girotondi. Pesca da lì per costruire il suo consenso».
Vuole sfruttare la popolarità di De Magistris?
«Certo, lo strumentalizza. Anche se potrebbe essersi portato in casa un cavallo di Troia».
Se l’aspettava la candidatura?
«Era nell’aria. D’altronde già alle politiche Di Pietro faceva la corte al pm ma poi arrivò il veto di Veltroni».
Tonino ha corteggiato pure lei?
«Sì ma risposi che in Calabria nell’Idv sono passate persone con cui non volevo avere a che fare».
Tipo?
«Franco La Rupa, indagato per mafia o Maurizio Feraudo, imputato per truffa e falso».
E lui?
«Disse: “Io, e non l’Idv, voglio fare qualcosa con te”».
Ma lei non abboccò.
«No, come rifiutai i corteggiamenti di Veltroni».
Pure?
«Mi offrì un seggio alla Camera: manco sapeva che non avevo neppure 25 anni. Declinai».
Torniamo a De Magistris: perché ha accettato la candidatura? Ambizioni personali?
«Temo di sì. Per noi resta una vittima».
A cui piacciono i riflettori.
«Sì. Di certo più del suo collega Salvatore Boemi: integerrimo ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, altra vittima che però ha sempre rifuggito la ribalta mediatica».
Ora De Magistris è meno credibile?
«Sono meno credibili le sue battaglie: che restano sacrosante nonostante i metodi, più o meno discutibili».
Adesso che farete?
«Continueremo la nostra battaglia contro tutte le mafie, con o senza De Magistris».
Ha ragione il pg di Torino Maddalena: «I giudici non si candidino perché danneggiano l’immagine della magistratura»?
«Ha ragione Montesquieu: separazione dei poteri. E ha ragione pure Mancino: chi sceglie la politica lasci la toga per sempre. Anche se… ».
Anche se?
«Viene da dire “da che pulpito”».

(da “Il Giornale” di venerdì 20 marzo 2009, pag.12)

Il primo partito di Roma

Dannata emigrazione. E’ uno dei più grandi drammi della mia terra, forse il più grande. La Calabria sanguina da secoli, e non solo sotto i colpi della ‘ndrangheta. L’emigrazione è come un’emorragia continua, e la Calabria non riesce ancora a sviluppare le piastrine per coaugularla.
Certo, i motivi per i quali ce ne andiamo sono tanti: la fame, lo studio, la paura, il potere.
Il potere, appunto, forse il più perverso fine che “giustifica” questo infinito esodo. E gli elementi  ritenuti quasi essenziali per accumulare potere sono mutuati in tutto e per tutto dalla ‘ndrangheta.
Si, perché noi calabresi, li conosciamo bene i nostri punti di forza; quei mezzucci di prevaricazione sociale vile e sciatta che ci portano ad essere forti con i deboli e deboli con i forti. La sincerità è un optional, la lealtà una romantica utopia. Il calabrese è geneticamente predisposto all’affabilità, alla piaggeria, all’irriverenza. Basti pensare che dalle mie parti è consuetudine scegliere compari e commari, padrini e madrine ancor prima del concepimento dei nascituri. I destini di tutti sono segnati, come nelle migliori leggende epiche. Nel bene e nel male.

Non sbaglia chi dice che i calabresi oggi siano la più grande colonia su Roma. Siamo dappertutto: in Rai, negli uffici ministeriali e pubblici in genere, nelle circoscrizioni comunali, negli ospedali, nelle associazioni, nelle scuole, sparpagliati nelle università. L’esercito calabrese conta oggi nella Capitale più di cinquecentomila persone, praticamente il 10% della popolazione totale. Il primo partito di Roma.

E nell’esercito dei calabresi a Roma ci sono anche due amici: Benito e Giuseppe. Coetanei, studenti fuori sede e colleghi d’università a Tor Vergata.
Benito, che di cognome fa Di Giorgio, porta con sé una pesante eredità: suo padre, stimato medico di Rizziconi, risulterebbe essere stato assessore comunale quando, nel 2000, il consiglio comunale fu sciolto per mafia. Vicesindaco, al tempo, era Pasquale Inzitari, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa su richiesta della DDA di Reggio Calabria nel maggio del 2008.
Ma a Rizziconi i voti del dottore/assessore fanno gola a molti e, dopo qualche anno di pit-stop, si decide l’ingresso in politica del rampollo di casa: Benito pensa bene di legarsi a Giuseppe, che è figlio di un noto politico calabrese, e grazie a lui comincia a frequentare ambienti romani del partito di Marini e Rutelli.
In Calabria, invece, nella sua Rizziconi, a maggio del 2007 Benito é eletto trionfalmente in consiglio comunale nelle fila di una lista civica di centrodestra. Gli oltre 400 voti che la famiglia Di Giorgio porta in dote gli garantiscono anche un posto da assessore.
Di Giorgio junior è l’antitesi del giovane politico: è un personaggio degno del miglior Camilleri, parla un dialetto strettissimo, certamente meno stretto della cintura, visto che – almeno quando lo conobbi qualche anno addietro (fu lo stesso Giuseppe a presentarmelo) – è ben piazzato, in carne e scoppia di salute. Infatti oggi nel suo paese fa l’assessore allo sport. Mi pare più che giusto.

Ma, fin qui, la storia sembra una delle tante storie di Calabria; invece, purtroppo,  c’è dell’altro.
Non abbiamo ancora parlato di Giuseppe. E non vi nascondo di provare un discreto imbarazzo in questo momento, perché non riesco a spiegarmi come alcune situazioni possano essere talmente impossibili da farti venir voglia di gridare e piangere come un bambino.

Giuseppe di cognome fa Fortugno, e porta con sé un tragico trascorso familiare, che ha segnato irrimediabilmente la sua vita e la storia di tutta la Calabria: nel 2005 la ‘ndrangheta, a Locri, ammazzò suo padre, Franco Fortugno.
E dov’è l’imbarazzo? In fondo ognuno di noi ha amicizie border-line. Giuseppe conosce Benito e Benito conosce Giuseppe. E allora? Mica escono ogni giorno assieme, si vogliono bene e si sono promessi amicizia fraterna ed eterna? L’imbarazzo e l’incredulità stanno nel fatto che oggi, alla data in cui scrivo, Benito Di Giorgio, assessore comunale, figlio di altro assessore allorquando il comune che oggi amministra fu sciolto per mafia, è sostenuto e sponsorizzato fortemente da Giuseppe Fortugno alle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Tor Vergata di Roma. Non avrà difficoltà ad essere eletto, considerate l’importante sponsorship ed i voti che portano in dote entrambi.

Avete mai provato a chiedere ai romani cosa pensano dei calabresi? Ci odiano. Dicono che siamo una una tribù, una cosca, un ghetto, che abbiamo “occupato” Piazza Bologna e la via Tiburtina.
Un giorno, mentre vagavo per l’università in cerca di un’aula libera dove studiare, lessi: “Più sedie meno calabresi”. Era scritto a caratteri cubitali (ed in stile fascista) in un corridoio della Facoltà di Economia. Quel giorno ho pianto: persino i fortissimi e maschissimi fascisti hanno paura di dirci in faccia quello che pensano di noi.

Sia chiaro, non conosco il padre di Benito Di Giorgio, ed a malapena conosco di vista lui.
Non mi risulta che Di Giorgio sia stato indagato o che sia stato direttamente coinvolto nei fatti che hanno portato allo scioglimento dell’ente da lui amministrato.
Certamente è un medico molto apprezzato e stimato a Rizziconi, e la gente gli vuole bene.
Il fatto che però il Comune fu sciolto per mafia, e non commissariato in seguito a dimissioni del sindaco od altro, avrebbe comunque dovuto consigliare molta prudenza a tutti. Anche a Di Giorgio.

Mi dispiace per Giuseppe, mi dispiace davvero. Mi dispiace perché é ingenuo, e spero che prima o poi impari. Spero che impari, anche se in famiglia non sembrano nuovi a rapporti a dir poco discutibili con amministrazioni comunali poi sciolte per ‘ndrangheta (vedi il caso Gioia Tauro, dove suo zio Fabio Laganà, cognato di Franco Fortugno e fratello della parlamentare del PD Maria Grazia Laganà, rassicurava telefonicamente l’allora Sindaco Giorgio Dal Torrione circa i ritardi della commissione d’accesso che di lì a poco chiederà lo scioglimento del comune).

Giuseppe deve capire che il cognome che porta non ammette distrazioni.

Wanda Montanelli e l’ingratitudine di Di Pietro

Votantonio

Wanda Montanelli è una simpatica signora. Si interessa di cultura, arte e pari opportunità. E proprio in tema di pari opportunità ha portato avanti numerose battaglie fondando anche l’Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità.
L’ho conosciuta l’anno scorso a Creazzo (VI), in occasione di un convegno su Legalità e Giustizia organizzato dall’Italia dei Valori.
Wanda era già “nota” per aver intrapreso uno sciopero della fame in occasione della presentazione delle liste del suo partito, l’Italia dei Valori appunto (del quale è tutt’ora dirigente nazionale) nel 2006. Motivo della protesta era l’esclusione sua e di altri militanti “storici” del partito di Di Pietro dalle posizioni utili all’elezione in Parlamento.
Nonostante ciò ha sempre continuato a battersi per far crescere il suo partito, con dedizione e spirito di servizio. Ma la parola gratitudine sembra essere scomparsa dal vocabolario di Tonino Di Pietro, perché proprio oggi dalla rete vengo a sapere che la storia si ripete anche alla vigilia di queste elezioni: Di Pietro ha deciso di lasciarla fuori nuovamente, e lei ha iniziato da 6 giorni un nuovo sciopero della fame. Da una donna battagliera non mi sarei aspettato altrimenti.
Ma adesso, benché l’Italia dei Valori non sia certamente il partito per il quale voterei, ho voluto far sapere comunque a Wanda ciò che penso circa questa sua scelta.
Di Pietro ha candidato delle persone rispettabilissime, per carità, ha dato spazio a Beppe Giulietti (scaricato dal Pd) ed a Pancho Pardi, entrambi anche forti ellettoralmente ma estranei al suo partito.
Ma le persone non si misurano solo sulla quantità o sulla “mediaticità”, è sbagliato. Persone laboriose come Wanda, anche se dovessero valere soltanto il proprio personale voto, meritano quanto loro di sedere in Parlamento.

Cara Wanda,
ho deciso di scriverti perché vengo a sapere, attraverso il web, che hai deciso di intraprendere nuovamente uno sciopero della fame ad oltranza a seguito dell’esclusione tua e di tanti altri militanti dell’Italia dei Valori dalle posizioni utili all’elezione in Parlamento nelle imminenti elezioni politiche.
Il sol fatto che sia già la seconda volta, mi duole dirlo, è un ulteriore punto a sfavore di un partito che, per detta del suo leader, dovrebbe essere “il partito dei cittadini”. Ma tralasciando ogni valutazione di merito per questa campagna elettorale (non voterò più per il centro-sinistra date le candidature discutibilissime di alcuni personaggi in Calabria, anzi, credo che sponsorizzerò l’astensione attiva dal voto) e il ribadire il mio dissenso all’ennesima elezione-farsa (vedi legge elettorale) in meno di due anni, voglio comunque esprimerti il mio punto di vista, con tutta la schiettezza e - forse - la cinicità che, come sai, mi contraddistinguono.
Da cattolico so certamente che il digiuno è una delle più nobili forme di penitenza, di partecipazione fisica ad un dolore dell’anima, ad una ricerca interiore di spiritualità, ed al tempo stesso il digiuno è anche ricerca di qualcosa, un qualcosa di cui l’uomo ha sempre avuto “fame”.
“Beati quelli che hanno fame e sete della Giustizia perchè saranno saziati” (Mt. 5,6).
Considerato anche che siamo in periodo pasquale, d’obbligo citare il digiuno di Cristo nel deserto, tentato da Satana durante la Quaresima.
Ma il digiuno è anche una “prescrizione” di fede, un obbligo, come nel caso del mese del Ramadan per i musulmani. Un periodo da questi vissuto come intensa opera di purificazione interiore.
Fatta questa breve introduzione a carattere prettamente “religioso” ritorno ad essere l’Aldo Pecora di sempre, e lo faccio dicendoti che, a questo punto, ritengo inutile sottoporre il tuo corpo ad una sofferenza che rischierebbe di provocargli danni irreparabili.
Certo, il tuo digiuno matura in un contesto che contribuisce a renderlo una sublime forma di protesta, significante un patimento fisico e spirituale che ne esalta la dignità del gesto, ma al tempo stesso rischia di trasformarsi nell’ennesima umiliazione di quei Valori, veri, di quella credibilità ed impegno personale, veri, che tu e tanti altri simpatizzanti del tuo partito avete messo mattone su mattone nella costruzione di questo progetto.
Per cui mi sento di consigliarti di ripensare a se e quanto vale continuare a batterti dall’interno per migliorare una casa dove di fatti oggi da padrona vieni  espropriata e privata delle chiavi d’ingresso.
E’ la vita, purtroppo. Tu le dai e lei ti toglie. Ma non demordere: ci sarà sempre un De Gregorio di turno a renderti e rendervi Giustizia! ;-)

Ti abbraccio
Aldo

Ahi, serva Calabria!

La banda degli onesti

C’è qualcosa di nuovo oggi nella politica calabra, anzi, d’antico.
Le liste dei candidati alle elezioni politiche sono state presentate. La Calabria piange, anche se con qualche piccola, piccolissima, novità.
La novità numero uno è che ormai è ufficializzato il commissariamento del Partito Democratico in Calabria, dove al Senato Uòlter ha candidato capolista l’ex superprefetto di Reggio Luigi De Sena. E questo potrebbe essere il “nuovo”, se non fosse che dietro di lui ci sono i riciclati. L’antico è che nelle liste della Camera dei deputati compare ancora in posizione utile il nome della signora Maria Grazia Laganà, il che mi lascia sinceramente e non pacatamente basito. Ma di questo parlerò magari tra qualche giorno.
Debbo però apprezzare lo sforzo compiuto dal Pd di inserire tra le liste l’ottima Doris Lo Moro, ex magistrato, già assessore regionale alla sanità. Persona seria ed onesta e perciò incompatibile con la Calabria, meglio mandarla a Roma.
Sul fronte Popolo della Libertà compare tra le liste in posizione utile il nome di Santo Versace, fratello dello stilista Gianni e già membro (con nomina ad “Advisor“) del secondo governo regionale targato Loiero nonché suocero (così pare) della principessina Beatrice Borromeo, modella ed aspirante “giornalista politica” la quale da tempo si fa vedere in pubblico in compagnia del Versace jr.
Al Senato la Sinistra Arbobaleno ha candidato capolista l’uscente Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione, ovvero colui che si fece eleggere presidente anche con i voti di Pomicino e Vito…
Cosa ha fatto Forgione, calabrese eletto in Sicilia, contro la mafia in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia? Nulla, solo conferenze, interviste ed una relazione-shock sulla ‘ndrangheta figlia di un copia-incolla giornalistico. In termini legislativi e normativi il nulla più totale. Un motivo in più per non votarli.

P.S.
Il mio caro amico Emiliano Morrone, direttore de “La Voce di Fiore” e co-autore de “La società sparente“, ha proposto me e Salvatore Borsellino come nuovi Assessori comunali al suo comune (San Giovanni in Fiore). Una provocazione - ovviamente simbolica - di non poco conto, considerato quello che sta succedendo da quelle parti negli ultimi tempi.

P.P.S.
14 marzo. Beatrice Borromeo dice che “non sta con nessuno”. E’ lei stessa a precisarmelo con un sms sul mio cellulare.
Che dire, certamente una buona notizia per i suoi ammiratori (anche se, leggendo questo scoop, pare che la partita sia ancora tutta da giocare).
E diciamocelo: è bene anche per questo povero blogger, che ha così scoperto di averla tra i lettori dei suoi sproloqui.

Sonia for President

Sonia Afano ed Aldo Pecora

Sono in partenza per Palermo, dove alle 11 di questa mattina (Hotel Sole) presenterò in conferenza stampa assieme ai Meetup di Beppe Grillo la candidatura di Sonia Alfano a Presidente della Regione Siciliana.

Eppur si muove…

Non si può fare

Walter Veltroni

Oggi “La Stampa” a pagina 9 mi cita tra i probabili-papabili candidati del Pd assieme a Rosanna Scopelliti alle prossime elezioni politiche, la notizia era apparsa anche ieri su “Il Quotidiano della Calabria”. Ci vogliono bene, bontà loro.
Voglio tranquillizzare però chi mi segue: tranquilli, non sono iscritto nè al Pd nè a nessun altro partito politico italiano. E non si tratta di un’altra fuga di notizie…. è bene precisarlo, visto che in Calabria diverse volte, soprattutto in casi giudiziari delicati, pare vada di moda perseguire chi cerca di indagare sotterfugi criminali di ogni sorta imputandogli “disinvolti rapporti con i giornalisti(ogni riferimento al caso De Magistris è puramente causale).
In questi ultimi giorni sono stato “corteggiato”, da destra, al centro, a sinistra, non lo nego. E sono grato a chi evidentemente ritiene stimabile uno studente di 22 anni che cerca (a modo suo e per quanto nelle proprie possibilità) di invertire le leggi dell’ineluttabile in Calabria, ma smentisco una mia eventuale candidatura.
Tra l’altro, cosa non meno irrilevante, l’articolo 56 comma 3° della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che: “Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età“.
Non si può fare, dunque. O forse meglio, come cantava Gigliola Cinquetti, Non ho l’età….

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