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“Benvenuti a Rosarno”

Chi arriva a Rosarno è accolto alle porte del paese da un cartellone stradale emblematico, al tempo orgogliosamente installato dalle istituzioni locali: “Rosarno, città videosorvegliata”.
Proprio così. Qui si va dritti al sodo, ed attribuzioni culturali tipo “città d’arte” o simili non sono di casa. Benvenuti in terra di ‘ndrangheta.
Non è che gli altri comuni del reggino se la passino meglio, anzi. E’ una “fenomenologia della criminalità” ormai consolidata da tempo: cassonetti con evidenti segni di danneggiamento, strade eternamente dissestate con crateri che farebbero arrossire anche un geyser islandese, palazzine con mattoni a vista, cartellonistica stradale nei migliori dei casi divelta, ma di consuetudine crivellata da lupare e P38 a mo’ di groviera.

E’ così che qui i mafiosi marcano il territorio. Un po’ come i cani quando fanno la pipì per strada.
Le molotov inesplose si contano ormai come fossimo tornati negli anni Trenta e la sera si lasciavano i vuoti del latte davanti alla porta di casa.
Poi c’è il tritolo, raffinatissimo, che ieri ha fatto saltare per aria un negozio di informatica, oggi un bar o una pescheria, domani chi lo sa.

Da un lato una potenza militare spietata e molto più avanti in strategia anche di organizzazioni terroristiche come l’Eta o Al Quaeda, dall’altra una classe dirigente in gran parte culturalmente e politicamente indietro di più di quarant’anni rispetto al resto d’Italia. Nel mezzo i cittadini, per lo più  gente umile e che vorrebbe vivere onestamente, ma comunque facilmente inclini alla reverenza a questo o a quel padrone di turno. E questo è un problema patologico, non certo occasionale.

La prima vera dimostrazione pratica di cosa volesse dire la parola “dignità” ce l’hanno data poco più di un anno fa gli africani, quando contro due di loro furono esplosi diversi colpi di pistola. Sì, proprio quegli stessi immigrati che da sempre sono pagati meno di un pacchetto si sigarette e che ora sembrano aver perso la testa.
Vessati, malnutriti, picchiati, minacciati, e per di più ostaggio di quegli stessi caporalati ‘ndranghetistici che in molte occasioni paradossalmente si saranno subdolamente finanche fatti scudo delle leggi dello Stato per costringerli nuovamente al silenzio ogni qual volta avranno accennato ad alzare la testa: “Se vuoi stare qui così è, altrimenti denuncia ed espulsione immediata”.

Per questo io voglio continuare a credere nella buona fede degli immigrati, che ora cominciano a venire deportati lontano da Rosarno. E anche se hanno sbagliato nel modo di reagire, un po’ invidio il loro senso di solidarietà civile. Perché se la ‘ndrangheta oggi o domani sparasse ad un povero cristo calabrese, quello stesso popolo che si ritiene più civile di questi sporchi negri si volterebbe dall’altra parte. E’ l’eterna condanna di questa terra, e purtroppo noi abbiamo già letto e riletto pagine come queste.

(pubblicato su “U Cuntu” di Riccardo Orioles del 10 gennaio 2010)

Ragionamenti a voce alta

Sul forum di Ammazzateci Tutti si sta sviluppando una discussione interessante sulla “dittatura dolceche sta avvolgendo l’Italia negli ultimi tempi.
Ho cercato di riassumere il mio pensiero, che riporto anche qui.

Non si tratta di scegliere se schierarsi da una parte o dall’altra, se con o contro la destra, il centro o la sinistra.
Per quel che mi riguarda so certamente di stare dalla parte della Giustizia, vera ed uguale per tutti.
So di stare dalla parte dei più deboli, di chi subisce, è prevaricato, e non sa scindere tra favori e diritti.
So di stare dalla parte della Legalità, unica e sola discriminante delle mie battaglie e delle mie idee.
So di stare con il pensiero debole, certo, ma non assuefatto ed arreso a questo stato di cose.

E’ di questi giorni la polemica sulla scarcerazione di Francesca Mambro, ad esempio.
La Mambro è forse la detentrice del record italiano per numero di omicidi delle quali responsabilità si è riusciti ad arrivare in tribunale con sentenza.
Adesso è fuori, scarcerata con la condizionale.
Non chiediamoci tanto se ciò sia giusto, quanto se le leggi che hanno permesso ciò siano giuste.

Altro esempio?
Sergio D’Elia, nella scorsa legislatura segretario questore della Camera dei Deputati, eletto nelle fila dei Radicali, è stato in passato condannato ed ha già scontato la pena per concorso nell’omicidio Calabresi.

Lo Stato italiano - purtroppo - non poggia su solide fondamenta, perchè:

1. L’unica discriminante a tenere insieme gli anti-fascisti nella Resistenza è stata - appunto - essere uniti contro i fascisti ed i Savoia.

2. Purtroppo i vari Pertini, De Gasperi, Togliatti, Saragat, sono nati una volta sola.

3. La cosiddetta “seconda Repubblica” è stata costruita con il sangue delle stragi di mafia, ‘ndrangheta e camorra degli anni ‘90 e sulle ceneri del Partito Socialista, della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, che hanno travestito da facce nuove e pulite quelli che altri non erano che i delfini dei potenti finiti nel giro di Mani Pulite.

Cosa voglio dire, con questo mio ragionamento?
Semplicemente vorrei cercare di portare la discussione non tanto sull’analisi di tutto ciò che non va nel Paese Italia, ma cercare di studiarne le cause, e proporre modelli alternativi.
Su un muro dell’Università di Barkley un giorno uno studente ha scritto: “Il futuro mi interessa, perché è lì che ho deciso di trascorrere i prossimi anni”.
Bene, a me interessa sapere cosa posso fare io, cosa possiamo fare noi, per migliorare questa Italietta che abbiamo ereditato, e cercare di lasciarla ai nostri figli in condizioni un po’ più decenti di quelle odierne.

P.S.
Oggi pomeriggio parteciperò alla manifestazione di Piazza Navona a Roma per il Referendum abrogativo del Lodo Alfano
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