Chi sono
nome: Aldo Vincenzo Pecora
nato a: Reggio Calabria - età: 23 anni
città di provenienza: Polistena (Reggio Calabria)
professione: vedo gente, faccio cose…
SOMETHING ABOUT ME… 
Dio mi ha fatto nascere rompiscatole nel posto più bello del mondo, la Calabria. Da piccolo mangiavo tutto, ma proprio di tutto: dagli omogenezzati ai pupazzetti di gomma, passando per le auto giocattolo (di quelle che con l’acqua cambiavano colore). Nonostante ciò la mamma e la nonna, vedendomi ai loro occhi sempre sciupato, contribuivano al raggiungimento mio peso-forma imbottendomi di frullati, di quelli come solo le mamme calabresi li sanno fare. Ingrediente segreto? Il peperoncino, che domande! La mia prestanza fisica ha contribuito però a ricoprire un ruolo di fondamentale importanza nelle partite di calcetto con i miei amichetti: la palla.
Finite le medie decido di emigrare, di andare al nord: mi iscrivo al Liceo Classico a Cittanova (Rc), a ben 7 kilometri (!!!) da casa. Nei primi anni del Liceo comincio ad appassionarmi di politica, entro attivamente nel movimento studentesco, fondo con alcuni amici un’associazione e vengo eletto (per sbaglio sicuramente) rappresentante alla Consulta provinciale degli Studenti di Reggio Calabria, della quale divengo vicepresidente.
I miti della mia adolescenza, assieme ad Ernesto Che Guevara, Don Lorenzo Milani e Peppino Impastato, si chiamano Antonino Scopelliti, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. E, taesticuli tactandi, mi iscrivo perciò a giurisprudenza alla “Sapienza” di Roma, con il sogno di diventare un domani Pubblico Ministero.
Il 16 ottobre 2005, nel giorno delle Elezioni Primarie viene ucciso a Locri Franco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. E’ il morto ammazzato numero 24 nella Locride dall’inizio del 2005. Spruzzo colmo di rabbia qualcosa su un lenzuolo bianco… ne vien fuori questo striscione:

E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI!
Ci hanno definiti “i ragazzi di Locri”, uno straordinario Movimento di idee e di persone che cresce giorno dopo giorno. Durante tutte le manifestazioni che abbiamo organizzato ho incontrato delle persone fantastiche e piene di sogni, dei ragazzi e delle ragazze che come me non si arrendono a chi vuole cancellare la nostra terra dalle cartine geografiche con la logica della violenza e della sopraffazione. Passo importante è stata la nascita di www.ammazzatecitutti.org che in poche settimane con il solo passaparola, grazie ad un forum di discussione che ad oggi conta oltre 4.000 iscritti di tutta Italia e di tutte le età, riesce ad unire tutti i ragazzi d’Italia in un unico grande movimento antimafia sviluppato dal basso.
Oggi, infatti, Ammazzatecitutti è un Movimento antimafia nazionale, con coordinamenti periferici in Calabria, Sicilia, Lazio, Lombardia e Veneto. Abbiamo registrato le adesioni fattive di numerosi familiari di vittime delle mafie (solo per citarne alcuni: Sonia e Chicco Alfano e Rosanna Scopelliti), e ciò da ancora più forza e credibilità a tutta l’organizzazione.
Fino ad oggi ho l’onore di essere Portavoce nazionale del Movimento.
PERCHE’ UN BLOG?
Perchè oggi l’informazione calabrese è gravemente malata. I fatti diventano opinioni e le opinioni escludono i fatti. Un blog è una finestra non sulla Calabria, ma sul mondo. Ecco perchè questo spazio di libertà. Almeno qui nessuno potrà tapparmi la bocca.
QUANDO IL BUONGIORNO SI VEDE DALLA QUERELA
A 21 anni ho già addosso 2 querele, delle quali una da parte del Presidente del Consiglio regionale della Calabria, tale Giuseppe Bova. Mi ha querelato perchè ho chiesto di non strumentalizzare il nostro Movimento e di badare al suo Consiglio regionale calabrese, che è allo stato attuale il più inquisito d’Italia, con consiglieri indagati per reati che vanno dalla corruzione, all’abuso d’uffico, all’associazione per delinquere, alla truffa, al voto di scambio.
La curiosità:
In questa stessa occasione anche i capogruppo dei Ds e della Margherita in consiglio regionale, Franco Pacenza ed Enzo Sculco dissero sui giornali calabresi che volevano querelarmi. Il primo era già stato arrestato per truffa all’Unione europea (e poi scarcerato), il secondo è stato condannato qualche mese dopo in via definitiva a 7 anni di carcere per corruzione. Essere minacciato di querele da questi signori sono oggi per me due belle medaglie al valore.
COSA PENSO DELLA CASTA
A giudicare dallo scatafascio trasversalmente dichiarato della politica regionale calabrese (e di gran parte anche di quella nazionale) rischio di diventare quasi qualunquista. Se dovessi dare una definizione alla mia idea politica mi definirei un progressista utopista. Progressista perché credo fortemente nei principi di legalità, eguaglianza e giustizia sociale, nella questione morale, nell’etica pubblica, nel rispetto della dignità e dei diritti di tutti gli esseri viventi. Utopista perchè so che questo progressismo non è certamente scritto neanche in minima parte nel DNA di questa classe politica, senza distinzione di colore alcuna. Purtroppo.
NON CREDO DI NON CREDERE
Ovvio che la “buona battaglia” la conduci se spinto non solo dai migliori ideali, ma animato da una vera e propria Fede che ti da forza, ti guida, e ti giudica. Per quel che mi riguarda sono un Cristiano cattolico credente, un po’ meno osservante per diverse ragioni di carattere oggettivo. Credo però che la Chiesa debba svecchiarsi, riprendersi la fiducia della gente attraverso una comunione spirituale e solidale che riesca sempre più, come dice il Vescovo Giancarlo Bregantini, a trasformare i sogni in segni.
COSA VORREI FARE DA GRANDE
Vorrei consegnare ai miei figli una Calabria ed un’Italia migliore di queste. Vorrei entrare in Magistratura. Vorrei tornare in Calabria per sostenere le ragioni della pubblica accusa nei processi di ‘ndrangheta.
COSA HO IMPARATO DALLA VITA
La più grande lezione di vita l’ho avuta da un esempio di integrità morale vivente, un uomo con una dignità di acciaio inox: mio padre. Anche se da sempre è più il tempo che trascorriamo a discutere che quello in cui siamo in quiete reciproca. Non poco tempo fa gli hanno scritto su un muro del paese “Morirai Giovanni Pecora“. Lui l’ha guardata, mi ha guardato ed ha detto “Ah-ah, tanto tutti dobbiamo morire… L’importante è come si vive”. Hai ragione papà, l’importante è come si vive.
