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L’imputato Paolo Pollichieni

Mentre il giornalista/dossierista/lobbysta Paolo Pollichieni e soci la prossima domenica di Pasqua mangeranno il capretto con amici e parenti io a causa loro mi trovo costretto a stare lontano dalla mia famiglia da oltre un mese, e ho dovuto ridurre drasticamente le mie uscite pubbliche.
Evidentemente a nulla serve che Pollichieni e parte della redazione del suo inquietante settimanale siano già imputati al Tribunale di Cosenza per le velenose campagne di diffamazione protratte contro me e Ammazzateci Tutti allorquando stavano a ‘Calabria Ora’. Loro continuano nei loro criminosi disegni, col chiaro intento di isolarmi e rendermi facile bersaglio.
Quella che impunemente fanno Pollichieni ed altre ambigue realtà editoriali locali in Calabria a mio avviso non é informazione, ma stalking ed istigazione a delinquere. Il metodo ed i mezzi sono identici ed evidentemente efficaci.
E forse alcuni é proprio questo quello che vogliono: alimentare infami campagne di odio, facilitando implicitamente gli intenti di tutti quelli che in Calabria mi preferirebbero morto già da un pezzo. E non sono in pochi. Soprattutto da quando io e il Movimento abbiamo iniziato a mettere il naso negli strani affarucci dei compagni di merenda, sbugiardandoli, colpendoli nei loro nervi scoperti.
Ho sempre confidato e continuo a confidare nella Giustizia e nelle Istituzioni, e spero che i preoccupanti tentativi di delegittimazione di cui sono oggetto ormai da troppo tempo non siano l’anticamera di accadimenti ben peggiori, come la storia purtroppo ci ha abbondantemente insegnato. Ma a questo non so proprio più da chi, da che cosa e come difendermi.
Credo che nella top ten delle domande che mi sono state poste dalle migliaia di studenti che ho incontrato in questi anni in tutta Italia la prima sia: “Hai paura?”.
Ho sempre risposto di no.
Oggi, al di là di ogni maschera di parvente serenità che possa riuscire ad autoimpormi, sarei solo un ipocrita se riuscissi a nascondere loro la mia consapevole ed umana preoccupazione.

Roma, lì 6 aprile 2012

Aldo Pecora

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