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La Pecora nera (n.3)

Oggi mi va di non scrivere granché. Voglio però condividere con chi non la conoscesse già il senso profondo di questa favola di Fedro.

Un lupo, tutto striminzito dalla fame, incontra un cane ben pasciuto. Si salutano e si fermano.
– Donde vieni così lucido e bello? E che hai mangiato per farti così grasso? Io, che sono tanto più forte di te, muoio di fame.
E il cane: – Se vuoi ce n’è anche per te. Basta che tu presti lo stesso mio servizio al padrone.
– E che servizio?
– Custodirgli la porta di casa e tenere lontani i ladri la notte.
– Uh! Ma io sono prontissimo! Adesso sopporto nevi e piogge nel bosco, trascinando una vita maledetta. Ma deve essere molto facile vivere sotto un tetto e riempirsi lo stomaco in pace.
– Allora vieni con me.
E vanno. Lungo la via il lupo vede una spelatura al collo del cane
– Che roba è quella, amico mio?
– Oh…è niente.
– Ma, se vuoi dirmelo…
– Qualche volta, per la mia natura impetuosa, mi tengono legato, perché stia quieto durante il giorno e vigili la notte. Ma al crepuscolo vado in giro dove mi piace; mi si porta il pane senza che io debba richiederlo; il padrone mi dà gli ossi della sua tavola; la servitù mi getta qualche boccone; gli avanzi di ognuno sono miei. Così, senza fatica mi empio la pancia.
– Ma se hai voglia di uscire, è permesso?
– Proprio, interamente, no…
– Addio, caro; goditi pure le tue gioie; io non baratto la mia libertà per un regno.
(“Il lupo e il cane”, Fedro)

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