Le ragioni di un’assenza.

Non parteciperò alla manifestazione pro-Apicella di domani 28 gennaio. Penso sia meglio partire dalla fine, a scanso di ogni equivoco.
Non parteciperò perché non voglio assistere allo stesso copione scritto, letto ed interpretato un anno addietro con Luigi De Magistris: osannato come eroe, issato come vessillo di legalità, ma dato letteralmente in pasto al tritacarne mediatico come agnello sacrificale. Anzi, come Martire.

Non parteciperò perché adifenderel’ex Pm De Magistris siamo stati lasciati soli, soprattutto dalla cosiddettasocietà civile”, che ha espresso più solidarietà virtualmente piuttosto che essere fisicamente accanto a noi quattro gatti che puntualmente, in barba ad ogni condizione metereologica, ci ritrovavamo a Roma davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a manifestare il nostro dissenso. Insomma, un’agonia lunga tre mesi, emotiva per tanti, partecipata da pochi.

Non parteciperò a questa manifestazione, pur essendo consapevole dell’ennesima inaudita e vergognosa ecatombe giudiziaria attuata dal Csm.
Non parteciperò perché ormai siamo diventati prevedibili, perché proprio chi dovrebbe fare il tifo per noi poi ci delega quando le cose vanno bene, ci abbandona quando le situazioni prendono una piega sfavorevole.

Non parteciperò perché penso a ciò che sta per accedere attorno a Gioacchino Genchi, e la cosa mi preoccupa molto, soprattutto perché ogni impegno a sua difesa rischia di essere, anche in questo caso, marginale.

Non parteciperò perché vorrei essere davveroutilein qualche modo al procuratore Apicella ed ai Pm Nuzzi e Varesani, ed a chi in silenziopenso al Pm Bruni - ha provato a portare avanti con grande professionalità (e tante difficoltà) anche importanti e delicatissimi tronconi delle inchieste già sottratte a De Magistris da Dolcino Favi.

Eppure, avrei mille ed un motivo per prendermi domani dal palco di Piazza Farnese la mia buona parte di gratificazione personale, dato che assieme a Rosanna Scopelliti (e pochi altri) credo di aver contribuito non poco a scatenare quel tam-tam che è poi scaturito nell’ormai noto Caso De Magistris.

Non parteciperò, perché forse la mia assenza ed il mio silenzio faranno più rumore.

Ed in silenzio, ora, volgo lo sguardo verso tutti gli amici e le amiche delle associazioni e dei movimenti che costituiscono il variegato arco della società civile.
Volgo lo sguardo in silenzio, perché sembra che la società civile si sia ormai talmente assuefatta al precariato, da mutuarne inconsapevolmente modelli e connotati: non esistono più obiettivi di medio-lungo termine e  abbiamo quasi paura nel domandarci cosa vogliamo fare da grandi, ovvero, cosa fare di tutte queste straordinarie esperienze di movimenti, associazioni e singoli cittadini.

Bisogna essere credibili, produrre fatti, e misurarci con chi ci critica soprattutto in base a quello che noi stessi saremmo riusciti a concretizzare.
E per far ciò il nostro biglietto da visita non potrà e non dovrà essere solo quello delle manifestazioniimportantissime, per carità – così come non potrà essere rappresentato dalle molteplici forme della cosiddetta mobilitazione intellettuale, la quale rischia di aver prodotto più parole, manifesti, libri e trattati epistemologici che risultati fattuali.

Provo ad azzardare una metafora calcistica, per meglio chiarire cosa voglio dire.
La nostra è una squadra piccola, con pochissimi mezzi ma con tante tante buone promesse; giocatori leali, con nomi non altisonanti, ma che, giocando con il cuore, sono riusciti a guadagnarsi la promozione in serie A.
Adesso non credo possibile, anche nella migliore delle ipotesi, riuscire a strappare lo scudetto dalle maglie delle squadre più blasonate; ma non trovo neanche giusto accontentarci di giocare solo per partecipare con l’unico intento di lottare per non retrocedere, magari però essendoci tolti lo sfizio di rubare una palla a Ibrahimovich, insaccare una punizione a Buffon o dribblare Kakà o Totti durante il campionato.

Io voglioe qui mi permetto l’imperativo categoricogiocare in una squadra che sappia essere consapevole delle proprie possibilità e, sopratutto, che sappia capitalizzare il proprio impegno producendo tanti piccoli risultati. Una squadra che, pur se con abissali svantaggi oggettivi rispetto alle altre, sappia mantenersi costantemente nella prima metà della classifica e magarisognare è lecitoambire ad entrare in zona Champions.
Ed invece, purtroppo, ho sempre più l’impressione che una volta arrivati a questo punto - e qui spero davvero di sbagliarmiper alcuni