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Salvatore Boemi e Rosanna Scopelliti all’anteprima calabrese di “Primo sangue”

La Fondazione Antonino Scopelliti e l’Amministrazione comunale di Villa San Giovanni insieme per la legalità.
“Uniti per Nino Scopelliti” è, infatti, il titolo dell’iniziativa congiunta che vuole legare la città e la Fondazione intitolata al giudice ucciso il 9 agosto 1991 in un impegno sinergico in memoria dell’alto magistrato in vista del ventesimo anniversario dalla sua uccisione per mano mafiosa.
La manifestazione d’apertura si terrà domani, 17 dicembre 2010 alle ore 10.00, all’Auditorium dell’Istituto Tecnico Commerciale “Leonida Repaci” (via De Gasperi), con l’anteprima calabrese di ‘Primo sangue’ (Rizzoli Bur), opera prima del giovane fondatore di ‘Ammazzateci Tutti’, Aldo Pecora.

Il programma dei lavori prevede, dopo il saluto del Sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, e del dirigente scolastico, Carmelo Libero Caccamo, un dibattito al quale prenderanno parte, con l’autore, l’ex procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria e Commissario della Stazione Unica Appaltante della Regione Calabria, Salvatore Boemi, il Questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, la figlia del giudice Scopelliti e Presidente della Fondazione a lui intitolata, Rosanna Scopelliti. Moderatore della giornata sarà il giornalista di ReggioTV Mario Meliadò.
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“Primo sangue” ripercorre la tragica vicenda del sostituto Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione, Antonino Scopelliti.
Scopelliti ha rappresentato la pubblica accusa nei più importanti processi d’Italia: dal primo processo Moro, al sequestro dell’Achille Lauro, alla strage di Piazza Fontana ed a quella del Rapido 904, ai processi di mafia, dalla ‘ndrangheta, alla Nuova Camorra Organizzata, fino al Maxiprocesso contro Cosa Nostra, che gli è costato la vita il 9 agosto 1991. Il magistrato, infatti, è stato ucciso nella sua città natale, Campo Calabro, dove trascorreva le ferie estive studiando gli incartamenti giudiziari di quello che i cronisti del tempo definirono ‘il processo del secolo’ contro Riina, Provenzano ed i boss della ‘Cupola’ di Cosa Nostra, giunto all’ultimo grado di giudizio. Morendo, Scopelliti lasciava orfana una figlia di sette anni, Rosanna, della cui esistenza quasi nessuno sapeva, per ragioni di sicurezza.
Nonostante non siano stati mai identificati i killer, Giovanni Falcone individuò subito nell’omicidio Scopelliti quello che poi verrà definito come un ‘patto di sangue’ tra mafia siciliana e mafia calabrese. Intuizione confermata anche da alcuni pentiti, i quali rivelarono che Cosa Nostra chiese alla ‘ndrangheta l’eliminazione del grande accusatore della Cassazione in cambio di una pacificazione garantita dai siciliani tra i clan di Reggio Calabria, al tempo schierati in eserciti contrapposti in una guerra che porterà alla fine a quasi mille vittime in poco più di cinque anni. Ma il delitto è rimasto impunito, in quanto dopo le condanne nei processi di primo grado per Riina e soci quali mandanti, in Appello si verificò il crollo in giudizio del cosiddetto ‘Teorema Buscetta’ e, quindi, finirono tutti assolti con sentenze confermate anche in Cassazione nel 1999 e nel 2004.

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