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eCommerce ai tempi del Coronavirus

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Vendere senza Amazon: considerazioni sull’eCommerce (al dettaglio) che verrà

Il virus ha accelerato tutto e adesso chi vende online deve scegliere: o stare sulle varie Amazon o eBay, accettando il fatto che un buon 25-30% del prezzo di vendita del singolo prodotto venduto va di fatto alle piattaforme eCommerce, oppure provare a mettersi davvero in proprio. Siate coraggiosi, perché i numeri dicono “ora o mai più”

Vendere senza Amazon: considerazioni sull’eCommerce (al dettaglio) che verrà

Che fine farà la vendita al dettaglio? La chiusura dei negozi nella maggior parte dei settori di consumo significa a causa del Coronavirus ha portato molte persone a rivolgersi per la prima volta all’eCommerce per acquistare anche beni di uso quotidiano. Ma c’è un elemento importante da considerare: la pandemia potrebbe essere la scintilla che cambierà per sempre i nostri comportamenti di acquisto, anche nei confronti del negoziante di fiducia.

In poche settimane sono cambiate le nostre abitudini di acquisto, ma più in generale cambierà radicalmente la nostra propensione al consumo, perché tutti gli indicatori anticipano a cavallo con la pandemia una recessione economica che si annuncia come un Armageddon tanto per chi vende quanto per chi acquista: a consumatori molto più parsimoniosi, consapevoli e raggiunti dai big delle vendite online, dovranno corrispondere venditori più prossimi, attenti, innovativi.

Vendere online senza Amazon

La domanda delle domande che molti produttori e rivenditori si pongono in questi giorni è “come faccio a rinunciare ad avere nei miei affari un socio di maggioranza che si chiama Amazon, eBay, eccetera”? Perché non dimentichiamo che in un business online, alle condizioni attuali, un buon 25-30% del prezzo di vendita del singolo prodotto venduto va alle piattaforme, tra commissioni, costo del servizio e investimenti in pubblicità.

Per i più piccoli, la consegna a domicilio, seppur con non poche difficoltà, è divenuta parte integrante dei loro affari. Pensiamo al settore dolciario, ad esempio, o meglio: alla pasticceria del quartiere, la cui superficie dell’area di vendita, che spesso prevede anche il servizio bar, non rientra magari nei limiti imposti dalle griglie dei decreti. Simili problematiche sono incontrate da caseifici e dalla piccola industria della trasformazione alimentare in generale.

Ed è chiaro che se nel breve periodo l’organizzazione “alla meno peggio” degli ordini e delle consegne tra telefoni, Whatsapp e chat di Facebook e è stata un argine, alla lunga non può essere un modello vincente. Per varie ragioni, non ultimo tenere in ordine i conti e gestire i pagamenti. Bisogna seguire l’esempio dei grandi: sul modello di Amazon, insomma, ma senza Amazon.

Nasceranno (stanno già nascendo) piattaforme di commercio elettronico locale (quelli che chi scrive fu tra i primi a battezzare “eCommerce di prossimità”), che riuniranno le vetrine dei singoli negozianti, come in un grande centro commerciale virtuale. Ma anche in questo caso il problema di fondo è che tutte queste piattaforme – anche quelle promosse dalle banche, che oggi fanno onboarding promettendo canoni e costi di gestione azzerati – diventeranno presto dei piccoli Amazon, con commissioni, costi accessori, eccetera. Perché non esiste nulla gratis, ricordiamolo sempre.

eCommerce ai tempi del Coronavirus. Come vendere fuori da Amazon

Quanto cresceranno pagamenti elettronici ed eCommerce in Italia

Quel che è certo è che ci sono due trend destinati a crescere esponenzialmente. Quello dell’eCommerce, ovviamente, come conseguenza (ma non solo) quello dei pagamenti elettronici e da mobile.
Le previsioni su scala globale parlano di un giro d’affari, per il solo eCommerce, che crescerà di 32,8 miliardi di dollari, guidato da un tasso di crescita che andrà oltre il 10% su base annuale.

L’Europa, che è la regione più colpita dalla pandemia, dovrebbe vedere la Germania come protagonista trainatore di questi nuovi flussi, con una domanda di oltre 1 miliardo proveniente proprio dai Paesi europei.

E l’Italia? Secondo i dati diffusi da Netcomm, dall’inizio dell’anno ci sono 2 milioni i nuovi consumatori online, di cui 1,3 milioni sono arrivati alle piattaforme di acquisto digitale proprio durante l’emergenza sanitaria del Covid-19. Ma sono pronto a scommettere sul raddoppio entro fine anno, sia in termini di nuovi consumatori che di fatturato aggregato. Anche e soprattutto perché (e non è un mistero) persino il gigante Amazon sta incontrando serie difficoltà ad evadere gli ordini con la velocità cui ci avevano abituati. In tutto il territorio italiano si sono registrati ritardi superiori alle due settimane anche per i clienti Prime.

Negozio in paese, vendite in tutto il mondo

Ma il commercio al dettaglio ha anche una grande potenziale leva, che molti stanno trascurando. C’è un indicatore importante da considerare: a causa del virus le città si stanno svuotando, a favore di centri più piccoli e con un costo della vita (e degli affari) decisamente inferiore.

Nel bene o nel male, grazie anche al digital divide molto ridimensionato e infrastrutture il piccolo produttore o rivenditore locale ha sì il problema della trasformazione digitale delle proprie attività, ma anche la grande opportunità di aprire il proprio giro d’affari a tutto il mercato nazionale e, perché no, estero. Un’opportunità che deve essere colta, perché é in questo momento che si disegnano le aziende che staranno sul mercato nei prossimi vent’anni.

@aldopecora

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